L’onorevole operaio fuori lista Rifondazione: atto banditesco

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Quindi: sciopero della fame «fino ad estreme conseguenze». Lo annuncia, senza battere ciglio, Giacomo Conti, segretario regionale di Rifondazione comunista, per protestare contro la lista di candidati decisa dalle quattro forze politiche che costituiscono la Sinistra Arcobaleno, da cui in Liguria sarebbe esclusa proprio Rifondazione.
Mentre a Roma si ipotizza di rimediare in extremis mettendo in lista un camallo della Compagnia Unica, Conti va giù pesante: «Si tratta di un'operazione di macelleria politica che rischia di compromettere non solo il progetto unitario nella nostra regione, ma la sopravvivenza stessa di Rifondazione in Liguria». L'accordo scaturito dal tavolo nazionale prevede infatti come capolista alla Camera il siciliano Orazio Licandro della segretaria nazionale del Pdci, Stefano Quaranta coordinatore di Sinistra democratica al secondo posto, mentre capolista al Senato sarà Cristina Morelli, segretario regionale dei Verdi. E Rifondazione? Non pervenuta. Ciò che ha mandato su tutte le furie il suo segretario seminando sconcerto anche tra simpatizzanti e dirigenti locali. Perché nell'ultimo passaggio della direzione nazionale, dove erano state approvate le teste di lista da inserire nei vari collegi, l'indicazione arrivata da Conti era una sola: riconfermare in Liguria il parlamentare Sergio Olivieri, «unico operaio di Rifondazione comunista in Parlamento». Le cose sono andate diversamente e adesso il segretario batte i pugni sul tavolo lanciando un appello accorato al leader della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti, «l'unico in grado di rivedere quell'anomalia e che non ha avuto alcun ruolo nella composizione delle liste».
A Bertinotti si rivogono anche Edoardo Sanguineti e don Gallo con una lettera aperta «affinché all'operaio della Termomeccanica Sergio Olivieri, deputato uscente, venga garantita una credibile candidatura come l'attuale legge elettorale di fatto attribuisce a chi ha il potere di definire l'ordine di lista». Per discutere delle esclusioni di Olivieri e Aleandro Longhi oggi alle 18 si riuniranno Nicolò Scialfa, Gabriella Biggio, Michele Lanzetta e Fulvio Molfino. «Queste liste - dicono - rispondono solo a logiche di ceto politico».
Nel mirino di Giacomo Conti finisce Francesco Ferrara, uno dei responsabili di organizzazione del Prc, colpevole insieme agli altri rappresentanti del tavolo nazionale «di una scelta banditesca». Anzi di «un'operazione di miopia politica che cancella la rappresentanza parlamentare di Rifondazione che nelle ultime elezioni aveva portato in Parlamento due deputati e un senatore, il risultato più in alto al Nord e secondo in tutta Italia», ricorda ancora Conti. Che, tra le altre cose, vede «dinamiche interne al suo partito tese a sciogliere Rifondazione prima di arrivare al congresso nazionale». Al segretario ligure nelle ultime ore sono già arrivate decine di richieste di dimissioni da incarichi istituzionali e dirigenziali, tutte respinte. Perché la decisione d'iniziare lo sciopero della fame («individuale») punta a compattare ancora di più il partito a livello regionale dopo che al tavolo nazionale «vogliono farci fare la parte dei donatori di sangue». C'è tempo fino a domenica per azzerare e rifare la lista. Conti fa capire che un'eventuale discesa in campo di Fausto Bertinotti come capolista alla Camera o al Senato in Liguria potrebbe risolvere l'impasse. «Se venisse a mancare la spinta di Rifondazione - ammette - il voto rischierebbe di essere una catastrofe».