L’onorevole Sandro al bivio tra il Pdl e il bis arancione

L’onda arancione non si infrange contro uno scoglio, avanza senza fermarsi e vuole diventare il lo tsunami ligure. Altro che risacca del Popolo della libertà, il movimento di Sandro Biasotti ad essere risucchiato proprio non ci sta e così rilancia le proprie ambizioni dopo l’elezione a Roma del suo padre spirituale.
Grandi i festeggiamenti a Villa Lo Zerbino, nel cuore della Genova bene, in un affascinante quadro della nobiltà fiamminga, dove gli arancioni hanno deciso di salutare il presidente- onorevole prima della partenza per Roma. Il colore che domina, manco a dirlo, è quell’arancio che risalta sulle cravatte degli uomini e nelle sciarpe di seta delle signore, ma che fa anche da sfondo alle portate allestite nel buffet nella sala principale della villa: «Cari ragazzi, vado in Parlamento e mi fermo a Roma con le letterine a mangiare i carciofi alla giudea e le fettuccine e chi s’è visto, s’è visto» scherza Biasotti parlando ai sostenitori del movimento «Per la Liguria». C’è chi ride e chi scherzosamente fischia prima che Biasotti corregga il tiro: «Ora cominciamo a fare sul serio, dobbiamo lavorare perché tra due anni dobbiamo riprenderci la Liguria». C’è chi aveva ipotizzato che la nascita del Popolo della libertà coincidesse con la fine della storia del movimento, manco a pensarlo «noi andiamo avanti e diventeremo la corrente arancione del Pdl, poi valuteremo con Berlusconi se alle regionali correre con il nostro simbolo. Al momento non c’è questa necessità ma il nostro spirito continuerà ad influenzare la politica del centrodestra- spiega Biasotti-. Abbiamo dato un gran contributo: in Liguria siamo al 37%, in Lombardia ci siamo fermati al 33,6 e in Veneto addirittura al 27,3. Questo significa che il nostro contributo è stato determinante darò i dati a Berlusconi e Letta».
Applausi a nastro e via con uno discorso show che in quanto ad efficacia sulla platea ricorda Berlusconi, «non sapete quanta strizza avevo il giorno dei risultati con quegli exit poll che ci davano in parità: ma pensate cosa voleva dire andare in aula con la paura che se andavo a fare pipì, facevo cadere il Governo?», le risate poi l’affondo politico che manda in visibilio gli arancioni, «che goduria vedere Mazzarello prima esultante per i risultati in Liguria e poi con la faccia nera a spiegare che avevano sbagliato tutto», quindi tira fuori un necrologio che annuncia la scomparsa del Comunismo e annuncia: «Qui ne abbiamo ancora un po’ e tra due anni lo sradicheremo del tutto».
Come Don Camillo che partì per Roma (Vaticano) con in dote i regali di Brescello, anche Sandro scende nella capitale con uno spaccato della sue gente, una poesia in genovese («creddi in tu giustü e vanni avanti cû a testa erta») e una stampa del ’700 che rappresenta la Liguria. Si dovesse mai dimenticare che il suo obiettivo non è di fare l’onorevole.