L’onorevole sfornalibri si trasforma in piazzista

Veltroni e Bertinotti in tournée come star. Fini sceglie un parterre bipartisan. E Di Pietro talvolta floppa... A Rosy Bindi invece non serve un accurato piano di battaglia: è sempre in video

Molti politici italiani si dedicano con foga alla scrittura. Non che sia una novità, per molti anni lo ha fatto anche Giulio Andreotti, giusto per citare un esempio fra i più illustri. Tuttavia negli ultimi anni, anzi mesi, la quantità di volumi prodotti da rappresentanti di ogni schieramento, colore e sfumatura ha raggiunto cifre record. All’uscita dell’opera, che non necessariamente è un saggio di politica (può trattarsi di un romanzo, rarissime le raccolte poetiche), segue una tournée, più o meno lunga a seconda degli impegni dell’autore. Però non chiamateli piazzisti. Cercano il contatto con il pubblico, che è anche, sempre, potenziale elettorato. I politici-autori rientrano in due categorie: o sono fra quelli che ricoprono incarichi in parlamento o nelle istituzioni, oppure fra coloro che si trovano a riposo, magari perché non sono stati rieletti (nel gergo comune, «i trombati»).

Il recente Il futuro della libertà. Consigli non richiesti ai nati nel 1989, di Gianfranco Fini (Rizzoli), prende le mosse dalla caduta del Muro di Berlino per smarcarsi dalle rigide contrapposizioni ideologiche del passato. Fini, in quanto presidente della Camera, si è concesso finora un paio di presentazioni pubbliche, una a Roma e una a Milano; quest’ultima nella Sala Buzzati della fondazione Corriere della Sera, con Ferruccio De Bortoli, Sergio Romano e l’economista Michele Salvati. Una compagnia bipartisan, che ha fruttato un bel pienone.
L’estate ha visto invece lo scatenamento di un paio di eccellenti disoccupati della politica come Willer Bordon e Fausto Bertinotti. Il primo, dimessosi dal Senato nel gennaio 2008, ha dato alle stampe Perché sono uscito dalla casta (Ponte alle Grazie) e affinché il suo pensiero fosse chiaro si è profuso in una serie interminabile di incontri, non meno di trenta finora secondo il suo editore (che ha perso il conto) toccando Torino, Bari, Napoli, Firenze, Bologna, Mestre, San Benedetto del Tronto, Bergamo, Frascati, Genova, Roma, Vicenza, Trieste, e poi Parma, Cagliari, Prato, Cortina, Cosenza, la Liguria, in una specie di «never ending tour» da far impallidire Bob Dylan.

A ospitare i politici scrittori sono spesso le librerie, per esempio le Feltrinelli, ma anche altre catene meno gigantesche e tuttavia operose sul territorio (come le Ubik o quelle della catena Melbookstore). Poi ci sono le associazioni e i circoli culturali, più o meno legate al partito di appartenenza del politico-scrittore-rappresentante di se stesso.

Prendiamo Walter Veltroni e il suo Noi (Rizzoli), romanzo affresco, secondo alcuni anche un po’ polpettone, su quattro generazioni di italiani dal 1943 al 2025. Quest’estate le ex feste dell’Unità, che ora si chiamano «feste democratiche» lo hanno visto presente con una frequenza percussiva che ha superato le trenta partecipazioni. A fargli da spalla erano quasi sempre giornalisti locali o sostenitori del partito. I risultati gli danno ragione: si sono registrate anche 500 presenze (il che vuol dire, per approssimazione, aver venduto almeno 100 copie a fine serata: gli editori di solito contano una copia rifilata ogni cinque partecipanti). Apoteosi al Teatro Argentina di Roma lo scorso 6 ottobre con Umberto Eco, Eugenio Scalfari e monsignor Paglia. L’ex leader del Pd non ha disdegnato però anche le Feltrinelli delle principali città, a differenza del suo omologo (nel senso di ex leader del Pd) Dario Franceschini, il quale dopo un paio di prove narrative degli ultimi anni si propone con una serie di discorsi su temi chiave di politica e società: In 10 parole. Sfidare la destra sui valori (Bompiani). La sua presenza sfiorerà città come Milano, Roma, Torino, indugiando tuttavia in luoghi come le librerie Coop, per poi attestarsi nelle sedi dei circoli di provincia, forse a cercare il recupero con la base elettorale. Quando c’è da presentare un ex leader, Scalfari si scalda i muscoli, e infatti il 19 novembre ha presentato Franceschini a Roma insieme con Fausto Bertinotti e Renato Soru.
Fausto Bertinotti, dall’inizio di quest’estate in poi, ha proposto un po’ ovunque il suo autobiografico Devi augurarti che la strada sia lunga (Ponte alle Grazie, con Ritanna Armeni e Rina Gagliardi). E in effetti, la strada ha preso il via dalla Fiera del Libro di Torino, passando da Bari, Bologna, Forlì, Courmayeur, Genova, Napoli, la Versilia (anzi, la «Versiliana»), incrociando Roma almeno cinque volte e senza accennare a fermarsi, almeno per ora. A gennaio e febbraio lo attendono Alessandria, Viterbo, Avellino. E poi chissà. Pubblico sempre numeroso e soprattutto eterogeneo: Fausto piace anche ai «borghesi».

Fra i politici in servizio permanente effettivo, si è distinto Antonio Di Pietro, con il suo Il guastafeste (Ponte alle Grazie), scritto con Gianni Barbacetto, che gli ha fatto spesso da correlatore. Milano, Firenze, Bologna e Roma (al centro congressi Capranichetta, luogo quasi istituzionale) e poi una serie di incontri spesso organizzati con stretto preavviso e in simbiosi con altri impegni legati all'attività parlamentare. Poteva capitare quindi in una libreria di Ivrea o a Pontremoli (La Spezia) città dei librai per tradizione (e sede del premio Bancarella). Naturale quindi l’alternarsi di discreti successi di pubblico con flop semidisastrosi.

E se il governatore del Piemonte Mercedes Bresso ha percorso le province della sua regione per promuovere il suo romanzo giallo-noir Il profilo del tartufo (Rizzoli), altri politici, anche di alto rilievo istituzionale, pur cedendo alla lusinga della pagina scritta, hanno per ora resistito a quella dell’esibizione pubblica.

Discreta Rosy Bindi, che ha pubblicato da Laterza Quel che è di Cesare, con Giovanna Casadio. Per lei, è prevista solo una presentazione a Bari, di fronte allo stato maggiore della casa editrice, e una a Roma. Probabilmente non troppo lontano dal Parlamento. Del resto, perché muoversi di qua e di là, quando un talk show televisivo basta a coprire il pubblico di diecimila incontri diretti?