L’Onu: in Birmania i dispersi sono 220mila

Mentre il regime esalta il referendum-farsa la popolazione affamata chiede aiuto ai monaci

da Rangoon

Il governo birmano celebra il successo del referendum-farsa per l’approvazione della «sua» Costituzione (risultati non ce ne sono ancora, ma nessuno ha dubbi sull’esito). Intanto, l’Onu calcola che i dispersi per il ciclone Nargis siano addirittura 220mila, e fa una stima dei morti da 63mila a 101mila.
Il regime accetta gli aiuti internazionali, che arrivano in massa, ma non permette che vengano distribuiti da operatori stranieri. Alle difficoltà imposte dal governo, si aggiunge pure la sfortuna: il primo battello di aiuti della Croce rossa, carico di riso e acqua potabile, è affondato ieri urtando un tronco d’albero, per fortuna senza vittime.
Mentre la gente rischia di morire di fame, la giunta continua a esportare riso, preziosa fonte di valuta estera. Alla popolazione di Labutta, la città più colpita, le autorità offrono solo una ciotola di riso per famiglia. Così la gente del delta dell’Irrawaddy, la risiera del Paese, ora ridotta a una palude, comincia a fuggire verso le città più a nord.
Scuole e templi buddhisti sono trasformati in centri di accoglienza, gli ospedali sono sopraffatti dalla massa di persone ferite dal ciclone. Mancano cibo e acqua potabile, si moltiplicano le infezioni intestinali e aumenta il rischio di epidemie di malaria, dengue e colera.
Il governo oggi ha aggiornato il bilancio delle vittime di Nargis, portando i morti a 28.458 e i dispersi a 33.416. Ma l’Onu fa una stima ben peggiore: secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari, i morti sono da 63.290 a 101.682, i dispersi addirittura 220mila, le persone colpite da un milione e 215mila a un milione e 919mila. Una catastrofe.
In questo scenario tragico, il regime pensa soprattutto al suo referendum. È stato un «successo», dicono i media controllati dalla giunta, la partecipazione è stata «massiccia». Il risultato non è ancora stato reso noto, ma è scontato. La gente è andata a votare sotto minaccia, e sicuramente ha approvato il progetto di nuova Costituzione che lascia il potere nelle mani dei militari.
La Francia intanto vuole convincere il Consiglio di sicurezza dell’Onu a permettere un intervento umanitario diretto in Birmania, anche senza l’autorizzazione del governo, ma si scontra con l’opposizione della Cina (il principale alleato della giunta) e della Russia. Di fronte all’enormità del disastro, però, anche la giunta del generale Than Shwe mostra qualche cedimento: l’organizzazione umanitaria francese Medici del Mondo è stata autorizzata a distribuire gli aiuti con il proprio personale.