L’Onu chiude la porta a Taiwan

da New York

Le Nazioni Unite hanno respinto la richiesta di ammissione fatta da Taiwan, che nei giorni scorsi aveva provocato, come del resto era prevedibile, la minacciosa reazione della Repubblica popolare cinese. La proposta non è nemmeno arrivata all’attenzione dell’Assemblea generale: l’ufficio legale dell’Onu ha infatti deciso che la richiesta di adesione, pur fatta a nome di «Taiwan» invece che della «Repubblica di Cina», l’attuale denominazione ufficiale dell’isola, non sia ammissibile in quanto una risoluzione del 1971 stabilisce che la Repubblica popolare cinese (cioè lo Stato comunista con capitale Pechino) è «la sola rappresentante legittima della Cina presso le Nazioni Unite». Pechino ha espresso la sua soddisfazione.
Taiwan era stata membro dell’Onu fino al 1971, quando la Cina comunista prese il suo posto. Da allora è stata protagonista di un complicatissimo caso diplomatico, che la vede di fatto indipendente, democraticissima, economicamente prospera e alleata con gli Stati Uniti, ma ufficialmente riconosciuta nel mondo solo da un paio di dozzine di Paesi assai marginali, mentre tutti gli Stati “che contano” hanno scelto Pechino e il suo immenso mercato. La stessa Washington non ha un ambasciatore a Taipei per non compromettere i suoi rapporti con la Cina popolare.