L’Onu «deplora» ma non condanna la giunta militare

New York. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una dichiarazione non vincolante con cui «deplora» la giunta al potere nel Myanmar per la recente repressione, scatenata contro i manifestanti per la democrazia. Si tratta di una semplice dichiarazione, e non di una risoluzione come invece avviene in casi del genere. Il Consiglio esorta inoltre il regime birmano di sinistra ad avviare «un dialogo genuino» con Aung San Suu Kyi, la leader della Lega Nazionale per la Democrazia, principale forza di opposizione. La signora Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991, dal 2003 è di nuovo agli arresti domiciliari. Ricorrendo a una dichiarazione e non a una risoluzione di condanna il principale organo delle Nazioni Unite ha evitato le obiezioni che avrebbe altrimenti sollevato la Cina, che con l’India è tra i pochi alleati storici della dittatura di Rangoon. In caso di risoluzione, Pechino avrebbe probabilmente esercitato il diritto di veto. Il Palazzo di vetro ha annunciato ieri che l’inviato dell’Onu, il nigeriano Ibrahim Gambari, partirà questo fine settimana per una missione nella regione del Sud-est asiatico sulla crisi in Birmania.