L’Onu mostra i muscoli ma Hezbollah non si tocca

E Chirac giudica «eccessivi» 15mila soldati

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Bruxelles

È pacatamente soddisfatto, il segretario generale dell’Onu che accanto a Javier Solana risponde alle domande dei giornalisti dopo due ore di riunione con i 25 ministri degli Esteri dell’Unione europea. Garantisce che con le truppe promesse dall’Europa in questo vertice straordinario e coi soldati già schierati in Libano, la missione Unifil «può già contare su quasi 9mila uomini», Parla lentamente e con solennità, Kofi Annan. Ringrazia l’Italia e la Francia per «l’impegno» nel voler dar concretezza alla risoluzione delle Nazioni unite.
Poi l’annuncio più atteso, quello del comando militare della missione in Libano. Annan dà una novità. Accanto al comando operativo in Libano, viene istituito un «comando strategico» con sede nel Palazzo di Vetro. È la Cellula di pianificazione strategica, e a guidarla sarà «un generale italiano», che si insedierà a tambur battente. Il comando operativo invece, resta nelle mani della Francia, sino alla scadenza prevista cioè a febbraio. Dopo il generale Pellegrini però, a febbraio il comando operativo in Libano passerà all’Italia. Solana, che cura i rapporti esteri della Commissione europea, dichiara la sua soddisfazione perché «il cuore» della forza multinazionale Onu in Libano sarà europeo.
Tutto bene dunque, grande successo italiano ed europa ritrovata? Se non fosse che ai sorrisi e alla soddisfazione del vertice straordinario tenutosi ieri, non fosse piovuta preventivamente la doccia gelata di Jacques Chirac, che sì ha mandato il suo ministro degli Esteri Philippe Douste-Blazy a confermare l’invio di altri 2mila soldati, ma sminuendo pesantemente l’importanza ed ancor più la grandezza numerica della missione militare in Libano.
A Parigi, in conferenza stampa congiunta con il Cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese ha definito «eccessivo» il numero di 15mila uomini per la forza militare Unifil: così tanti Caschi blu nel Sud del Libano «a fianco di 15mila soldati dell’esercito del Libano in un territorio grande come la metà di un Dipartimento francese non ha senso». Poi Chirac ha buttato lì: «Qual è la giusta cifra, 4mila, 5mila o 6mila? Non lo so». E difendendo il suo diritto alla prudenza e all’attesa, dunque quasi rimproverando indirettamente la baldanza precipitosa del nostro governo, Chirac ha aggiunto: «Mi chiedo come sarei stato giudicato se fossi partito all’impazzata ancor prima di riflettere o di prendere un minimo di garanzie».
Ma quello di Chirac a Bruxelles è stato esorcizzato come un fantasma. Si preferisce mettere l’accento sulla Spagna, la Polonia e il Belgio che ieri hanno accresciuto il numero dei loro soldati da inviare in Libano. E l’ambasciatore Sessa, consigliere del nostro ministero degli Esteri per il Medio Oriente, elenca soddisfatto i conti del «contributo europeo» totalizzato in questo vertice. Oltre a quanto dispiegherà l’Italia e la Francia «che ha già dato», Polonia 700 uomini (in tutto, perché ne ha già in Libano 250), Spagna 1.200, Finlandia 250, Belgio 400, Germania task force navale più un gruppo di assistenza per il controllo del traffico marittimo ed aereo, Grecia due navi e altre unità marine minori, Gran Bretagna sostegno navale dalla base di Cipro e svariati aerei, Bulgaria una corvetta e personale medico, Danimarca tre navi, Malta sostegno logistico; e così via, fino a chi riesce a mandare pur soltanto «cinque militari». Che si vuole di più?
Ma dubbi e perplessità restano robuste, e non son da poco anche volendo ignorare il macigno lasciato cadere da Chirac. Kofi Annan lo dice chiaramente: «Ora la spedizione è credibile e robusta ma tra i compiti della forza Unifil non c’è quello di disarmare Hezbollah», tale decisione e ancor più l’arduo compito, spetta al governo libanese e «al suo esercito regolare». I Caschi blu, «non si schiereranno lungo il confine tra Libano e Siria» ha precisato oltretutto il segretario generale dell’Onu: dunque, anche il controllo ai varchi di frontiera per evitare il rifornimento di armi e missili ai miliziani sciiti, «sarà possibile solo su richiesta specifica del governo libanese».
A consolazione però, i soldati europei possono partir tranquilli perché potranno difendersi. Anche il «comando strategico» a New York, ha poi precisato il nostro ministro Massimo D’Alema, era una «richiesta precisa dei comandi militari», che per evitare quanto è avvenuto in passato durante la guerra in Bosnia, allorché da laggiù chiamavano il Palazzo di Vetro per una emergenza e nessuno rispondeva, hanno bisogno di un interlocutore militare fisso e permanente nella sede generale dell’Onu.