L’opera compiuta di un cattolico mancato

Lucia? Altro che vittima innocente timorata di Dio, semmai l’incarnazione della peggiore superstizione anticristiana, e per giunta immorale: vive con Dio un rapporto di tipo mafioso, convinta che tutte le sue disgrazie siano una vendetta divina per lo «sgarro» compiuto, cioè l’aver tentato il matrimonio con la frode. E Renzo? Più che un onesto sempliciotto, un povero bifolco. Stupido per giunta, che si arrabbia se Dio non mantiene i patti, pronto a farsi soldato, cioè saccheggiatore e violentatore, nel caso dovesse trovare morta la sua Lucia nel lazzaretto. Don Abbondio? Un egoista disposto a difendere la propria quiete a qualsiasi prezzo e pronto a consegnare Renzo e Lucia nelle mani di don Rodrigo quando invece potrebbe difenderli. E il Cardinale Federico, simbolo di un cristianesimo puro e ispirato? Piuttosto un cinico, interessato soltanto alla «carriera» ecclesiastica che mira a diventare Papa, non esita a indire una processione durante la peste nonostante il pericolo della diffusione del contagio e che dopo aver sottoposto don Abbondio a un vero e proprio processo lo assolve - immoralmente - pur avendone dimostrato la colpevolezza.
E si potrebbe continuare così per tutti i personaggi dei Promessi Sposi, un romanzo che Aldo Spranzi, manzoniano eretico e antiaccademico di lusso, ha letto (e soprattutto «riletto») per più di vent’anni e che ha ribaltato completamente in due libri e oltre 1.800 pagine complessive ora «sintetizzate» nel suo nuovo saggio L’altro Manzoni pubblicato - può sembrare un paradosso, in realtà è un grande atto di apertura culturale - da una delle case editrici più cattoliche d’Italia, la Ares di Cesare Cavalleri. Uno studio «violentissimo» nel quale Spranzi strappa la maschera al Manzoni che abbiamo conosciuto sui banchi di scuola svelando uno scrittore beffardo e truffatore, autore di un cripto-romanzo che sotto il «velo» dell’ortodossia cattolica veicola un micidiale messaggio anticristiano e nichilista.
Veneto di origini, 75 anni, arrivato a Milano ventenne - come perito tecnico, saltando il liceo e quindi lo studio del capolavoro manzoniano - per iscriversi all’università, Aldo Spranzi è ordinario (ormai sulla soglia delle pensione) di Economia dell’arte nella facoltà di Scienze politiche della Statale. «Il fatto di non provenire da studi umanistici è stato solo un vantaggio. Mi ha evitato sovrastrutture, metatesti biografie. E pregiudizi. Fino a metà degli anni Ottanta non conoscevo Manzoni, poi l’incontro casuale, come lettura estiva, dei Promessi Sposi, con il commento “classico” di Luigi Russo. È stato come entrare in un mondo nuovo». Che Spranzi mette a ferro e fuoco: legge, rilegge, studia, ristudia. Prima si accorge che i commenti al romanzo non hanno nulla a che fare col testo che ha letto, poi subentra il sospetto che Alessandro Manzoni, in realtà, sia un geniale imbroglione che ha costruito un romanzo “a due facce” per truffare i letterati e mandarli fuori strada, infine l’idea che i Promessi Sposi siano esattamente il contrario di ciò che sembrano. «Non un libro anticlericale, ma molto peggio: anticristiano. Una contestazione per via artistica del cristianesimo per dimostrare che l’uomo è incapace di Amore e Carità, che il Dio cristiano non esiste e che al suo posto esiste semmai un’altra divinità, ossia l’Odio fatto Dio, a cui tutti gli uomini rendono omaggio». Provvidenza, addio.
«I critici sono abbagliati da più di un secolo e mezzo di letture a senso unico, ma molti lettori si sono accorti che dietro il finto idillio cristiano tra Renzo e Lucia si nasconde una filosofia nichilista. Non è un caso che all’uscita del romanzo, nel 1827, le autorità ecclesiastiche ne vietarono per un anno la diffusione e lo tennero fuori dai seminari per tutto l’800». Una lettura che come il matrimonio tra Renzo e Lucia “non s’ha da fare...”? «No - accondiscende Spranzi - si deve leggere, eccome. I Promessi sposi sono un libro anticristiano, ma profondamente religioso perché è una scioccante e formidabile occasione di riflessione sul Male. Migliore, credo, degli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola». Che - detto da un economista convertito alla Letteratura e insieme un cattolico in odore di «eresia» - è un invito imperdibile a riscoprire questa strana «storia milanese del secolo XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni».