L’opera d’arte di Ricci: «Non vendo moda ma un modo di vestire»

«Per un fiorentino gli Uffizi sono una chiesa» affermava Stefano Ricci alla vigilia del suo défilé andato in scena ieri sera nel corridoio di ponente di uno dei musei più amati del mondo. «La possibilità di sfilare laddove si celebra il Rinascimento con le impareggiabili opere di Michelangelo, Leonardo da Vinci, Giotto e Raffaello, mi ha creato un certo timore: ho voluto gestire questo evento in punta di piedi». Un sentimento comprensibile per l'enorme responsabilità che si sente sulle spalle chi si avvicina a un tempio dell'arte, la Galleria degli Uffizi a Firenze. Ma anche una soddisfazione inestimabile per il designer fiorentino che ricorda con il suo volto, l'imponenza espressiva del filosofo Karl Marx e che ha celebrato i quarant'anni di attività nel modo più straordinario concesso a una griffe di moda.
«Ho progettato una sfilata non scontata» annunciava infatti prima di mandare in passerella, in soli 18 minuti, 62 personaggi, fra i 35 e i 55 anni, scelti attraverso un casting speciale che ha incluso alcuni indossatori celebri negli anni Settanta, gli stessi utilizzati per una sua storica sfilata a Roma. «Non vendo moda ma produco un modo di vestire» ha sottolineato Ricci spiegando che ogni capo è stato pennellato sul corpo di ogni modello. Come fa del resto per la sua pregevole clientela fatta di presidenti, capi di stato, primi ministri, capitani d'industria e paperon de' paperoni dell'intero universo. Notoria è infatti l'abilità artigianale dei suoi sarti, una ventina, che confezionano a mano vestiti senza utilizzare la macchina da cucire. Si producono solo 3 capi al giorno: un'eccellenza assoluta e tutta italiana, come peraltro ha dimostrato questo evento realizzato in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico della città di Firenze.
In quest'occasione Ricci che sostiene di dovere molto del suo successo alla sua città, ha ringraziato supportando il progetto d'illuminazione della Loggia dei Lanzi che da ieri sera brilla di una nuova luce. All'Enoteca Pinchiorri che a sua volta festeggia i quarant'anni di attività al top della ristorazione, è stata affidata la cura della cena per circa 200 ospiti internazionali accolti sulla terrazza degli Uffizi in una serata eccezionale che ha messo insieme il meglio dell'italianità. Un valore che nel caso di Stefano Ricci è perfettamente condiviso con i figli Niccolò, amministratore delegato e Filippo, direttore creativo. Una famiglia che dà lavoro a oltre 100 dipendenti diretti, 140 fra venditori e amministrativi dei suoi negozi internazionali e oltre 300 impiegati in aziende italiane collegate al suo business. Del resto i risultati economici parlano di un'azienda che ha chiuso il 2011 con un fatturato di 56,6 milioni di euro, in crescita del 22 per cento rispetto all'anno precedente, 22 magnifiche boutique monomarca aperte in città strategiche per lo shopping di lusso alle quali si aggiungeranno le 8 previste nel 2012 e altrettante nel 2013. Senza contare che lo scorso anno l'azienda si è trasferita nella nuova sede di Fiesole, cinquemila metri quadrati di superficie dove nascono tutti i prodotti, dalla cravatta alla camicia, dagli abiti alla pelle fino ai gemelli in platino e ai diamanti. «Sono un esperto della materia perché sono partito proprio dalla cravatteria… avevo solo sedici anni» racconta il presidente confessando di essere intimorito dalla sua eccezionale carriera ma di non essersi mai annoiato, come fanno coloro che investono nel proprio futuro credendoci veramente e che non si stancano mai di viaggiare e imparare. E soprattutto di restituire parte di ciò che la vita ha donato con gesti generosi.