L’Opera Giocosa fa sul serio e rispolvera «Tutti in maschera»

Il cartellone apre il 12 ottobre con la commedia lirica in tre atti di Carlo Pedrotti

«Pedrotti… chi era costui?». Domanda lecita per chi non è così ferrato in materia di opera lirica, ma anche per chi a teatro ci va regolarmente e che ogni mattina canticchia tra sé e sé la Marcia Trionfale o «Che gelida manina...» magari ascoltando l'ultimo CD di Pavarotti appena acquistato.
Allora tanto di cappello all'Opera Giocosa che «osa» e che apre la stagione autunnale con un'opera pressoché sconosciuta, di quelle che di certo non garantiscono il pieno di pubblico e di incasso.
«Tutti in maschera» (1856), commedia lirica in tre atti di Carlo Pedrotti, su libretto di M. M. Marcello tratto da «L'impresario delle Smirne» di Carlo Goldoni, dà il via al cartellone lirico savonese venerdì 12 ottobre alle ore 20.30 (con replica domenica 14 alle ore 15.30 e con un'anteprima per le scuole mercoledì 10 ottobre, alle ore 10.15), prima rappresentazione in epoca moderna (le ultime due rappresentazioni in Liguria furono a Genova nel 1857, per l'inaugurazione del Teatro Modena, e a Savona nel 1866) e «riemerge» dall'oblio generale grazie ad un attento lavoro di edizione critica e recupero filologico a cura di Giovanni Di Stefano, direttore artistico dell'Opera Giocosa e in questa occasione anche direttore d'orchestra.
Da non dimenticare che l'allestimento è una coproduzione dei teatri di Savona, Piacenza, Rovigo e Wexford.
Storia di primedonne capricciose, artisti squattrinati e melomani di strette vedute, «Tutti in maschera» prende di mira il mondo del teatro d'opera e la sua «fauna» pittoresca se non grottesca (che è un po' quella dei giorni nostri, se vogliamo...) non risparmiando nessuno, dai divi megalomani agli impresari tuttofare.
Ma attenzione: tra intrighi, travestimenti e fraintendimenti a lieto fine in una Venezia in perenne movimento, la musica che si ascolta non è niente male, anzi abile, briosa e con una raffinata scrittura armonica, un'opera buffa davvero degna di tal nome.
«La musica di Pedrotti ha uno stile proprio, melodicissima e ricca di armonie - Di Stefano appare orgoglioso della sua fatica "ricostruttiva" - che la pone sulla scia della tradizione operistica napoletana con le conquiste di Rossini e Donizetti. Insomma, un lavoro di alta maestria».
Tanto per curiosità, la banda di Verona (città natale di Pedrotti), fino a pochi anni fa aveva in repertorio la sinfonia d'apertura di quest'opera, che era ormai - chissà, forse lo è ancora adesso - tema conosciuto da tutti, in città.
E già che ci siamo, diamo un'occhiata agli altri due titoli di stagione, tanto per rimanere in tema di rarità: «Orfeo» di Monteverdi (in forma di concerto - sabato 3 novembre) e «Orfeo ed Euridice» di Gluck-Calzabigi (9/11 novembre), entrambi diretti da Alessandro De Marchi, il primo eseguito con strumenti originali; due gioielli del repertorio operistico che siglano i due momenti forse più significativi della storia musicale di Orfeo, il mitico cantore simbolo dell'arte dei suoni.
«Stiamo cercando di ritornare alla linea originaria dell'Opera Giocosa - afferma Tito Gallacci, presidente del Teatro - e cioè l'allestimento di opere rare, non di repertorio; è un teatro di ricerca, di studio continuo, che necessita di sostegno, non solo economico: spero che il pubblico apprezzi e comprenda i nostri sforzi».
Appuntamento quindi il 12 al Teatro Chiabrera, con un cast giovane e agguerrito: Paolo Bordogna (Abdalà), David Sotgiu (Cavaliere Emilio), Yolanda Auyanet (Vittoria), Domenico Colaianni (Don Gregorio), Annarita Gemmabella (Dorotea), Massimiliano Viapiano (Martello), Maria Catharina Smits (Lisetta); regia di Rosetta Cucchi; scene di Federico Bianchi e costumi di Claudia Pernigotti.
Vediamo se saranno così bravi da fare una brillante caricatura di se stessi.