L’Opera nomadi: «Il Campidoglio sbaglia, ma è colpa degli assessori»

Quattro campi nomadi oltre il raccordo anulare e agenti speciali per la sorveglianza dei nuovi insediamenti. Il primo punto del Patto sulla sicurezza per la città di Roma siglato venerdì scorso a Palazzo Valentini tra il prefetto Achille Serra, il ministro dell’Interno Giuliano Amato e il sindaco Walter Veltroni manda su tutte le furie l’Opera nomadi. Ma invece di prendersela con il primo cittadino, intoccabile come sempre a sinistra, l’associazione attacca duramente il vicecapo di Gabinetto, Luca Odevaine, e lo stesso prefetto.
«La proposta di Odevaine e di Serra - si legge in un comunicato diffuso dall’associazione - è assolutamente simile a quella che Fini portò strumentalmente nelle piazze ed è destinata a peggiorare l’attuale situazione, proprio perché elaborata da figure totalmente incompetenti sullo specifico che hanno il compito di non risolvere il problema ma di rassicurare l’opinione pubblica moderata». «C’è un pregiudizio di fondo - si legge ancora nella nota - che contrasta completamente con la cultura di Veltroni attuata in concreto dai suoi assessori Milano e Pomponi». Il presidente dell’Opera nomadi nazionale, Massimo Converso, finge di ignorare evidentemente la circostanza che l’assessore alle Politiche Sociali, Raffaella Milano, e quello alle Periferie, Luca Pomponi, fanno parte della giunta nominata da Veltroni al suo secondo mandato, e che il Piano per la sicurezza è stato redatto dai dirigenti del gabinetto del sindaco, guarda caso con la supervisione dello stesso Veltroni. Che il problema non sia stato affatto risolto è sotto gli occhi di tutti. Il flop si registra su tutti i fronti: lotta all’accattonaggio, scolarizzazione, inserimento lavorativo e sociale, gestione dei campi, nonostante il fiume di denaro che le giunte Rutelli e Veltroni hanno destinato all’emergenza rom.
Una presa d’atto senza attenuanti del fallimento delle giunte di sinistra capitoline arriva invece dal sito «Coopofficina», curato dall’Opera nomadi Abruzzo, che mostra di saperla lunga sui fatti di Roma: «Le politiche sociali e culturali per le minoranze rom e sinte realizzate negli ultimi decenni sono tutte fallite e il danno prodotto è incalcolabile. A fronte del documentato disastro, gli amministratori pubblici invece di chiedere conto e avviare indagini sulle attività svolte dai beneficiari dei finanziamenti pubblici, se la prendono duramente con i rom sinti, come accade da qualche tempo a Roma». Il sito punta il dito contro «una volontà politica strumentale e clientelare», che «non permette di realizzare una giusta politica sociale e culturale», e condanna gli enti locali «che si ostinano a elargire sostanziosi finanziamenti a pseudo progetti con nomi belli proposti da organizzazioni pro rom e sinti che puntualmente non raggiungeranno i risultati sperati, ma rafforzeranno stereotipi e pregiudizi nel mondo rom sinto».