L’Opera nomadi: «In Romania cinquemila rom»

Alla vigilia del viaggio a Bucarest in calendario ai primi di giugno, deciso dal sindaco Walter Veltroni per concordare con i rappresentanti del governo romeno «una migliore accoglienza ai rom della capitale», parte dalla sezione Lazio dell’Opera Nomadi una controproposta, indirizzata proprio al primo cittadino: rispedirne qualche migliaio nella terra di origine. Il progetto caldeggiato dall’associazione riguarda gli oltre 5mila rom provenienti da Craiova, importante città della Romania occidentale, che insieme ad altri paesi limitrofi rappresenta il centro di maggiore immigrazione verso la capitale. «Siamo fiduciosi - si legge in un comunicato diffuso giovedì scorso dall’Opera Nomadi - che il sindaco nel suo prossimo viaggio in Romania sia accompagnato dagli esperti economici del governo italiano, perché in tempi medi gli oltre 5mila rom di Craiova possano rientrare nelle loro case della città dove vivevano da secoli (ora spopolatesi dei cittadini rom) trovando però lavoro e servizi adeguati». L’Opera Nomadi auspica a questo proposito un vero e proprio rilancio economico di Craiova, città in cui, come spiega l’associazione, «i cittadini rom, prima dell’esodo, costituivano il 10 per cento della popolazione», di concerto con i governi italiano e romeno.
La proposta di Massimo Converso, presidente dell’Opera Nomadi, è stata formulata in concomitanza allo sgombero di un accampamento abusivo, avvenuto il 24 maggio, a Tor Cervara, nel V Municipio, che ha coinvolto circa 600 rom. «Un atto inutilmente repressivo che ha semplicemente spostato il problema in altre decine di siti della città e quindi aggravato la situazione», lamenta l’associazione, che punta il dito contro l’amministrazione comunale, colpevole di non aver provveduto, in questi anni, al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie del campo e di non aver preso in considerazione la proposta del rilancio economico nei Paesi di origine dei rom. «A Tor Cervara - ribadisce Converso - in questi mesi un intervento congiunto di Protezione Civile, servizi sociali comunali, vigili urbani del Nae avrebbe potuto migliorare le condizioni igienico sanitarie dei rom e allontanare la minoranza di delinquenti che teneva sotto scacco il resto della comunità». Nel frattempo, continua l’associazione, «si sarebbe potuto dare inizio a una razionale delocalizzazione e avviare il rilancio economico di Craiova, la loro città di provenienza, di concerto con i governi italiano e romeno».