L’Opera? Rimandata a settembre

Cartellone di programmazione 2009 sospeso e nuovo appuntamento fissato ai primi di settembre. Questo l’epilogo dell’incontro di martedì tra il sindaco Alemanno, nuovo presidente del consiglio di amministrazione del Teatro dell’Opera, e il sovrintendente Francesco Ernani. Sul tavolo il futuro di quello che dovrebbe essere il palcoscenico di rappresentanza dello Stato. Un teatro tenuto in mano dalla vecchia amministrazione, rinnovato nei suoi organi principali in fretta poco prima delle elezioni amministrative: ai vertici ora c’è Nicola Sani, designato direttore artistico a partire dal prossimo 1° gennaio, Luca Gandini, direttore degli allestimenti scenici e Andrea Tommasini, direttore del personale. Dubbie le prospettive, sia sul piano organizzativo e strutturale che finanziario, se si tiene conto che a pochi mesi dall’inizio della nuova stagione lirica non ha ancora un cartellone approvato.
Dopo la deludente stagione estiva di Caracalla, rimarcata dalle recensioni negative di alcuni quotidiani, e funestata perfino dal crollo della scenografia dell’Aida, a poche ore dall’inizio dello spettacolo, sul Teatro dell’Opera si continua a non vedere l’obiettivo rilancio paventato oltre un mese fa. L'ipotesi di programmazione ad oggi bloccata, presentata da Nicola Sani, anche consulente di programmazione, appare tutto tranne che un gran rilancio. Una stagione artisticamente discutibile, se confrontata con il cartellone della Scala di Milano sicuramente molto costoso. Sono 11 i nuovi allestimenti previsti all’Opera, uno in affitto da Bruxelles, «L’Aida», con la regia di Bob Wilson, che dovrebbe essere la rappresentazione inaugurale, altri 15 al Nazionale, con una sequela di titoli inconsueti e quasi tutti nuovi. I balletti non sono ancora decisi, tra le opere spicca l’Aida appunto di Wilson, un regista con esigenze molto costose, «Il Flauto Magico», eseguito dall’Orchestra di Piazza Vittorio, «Il Papavero Rosso», un balletto russo, di cui non è ancora indicata la regia. In tutta la stagione vengono utilizzati solo due allestimenti dal repertorio, su oltre 100 titoli a disposizione. Il tutto alla luce di bilanci non proprio rosei, se si tiene conto che l’Opera è il teatro lirico in Italia che ottiene più contributi dagli enti locali e che al contempo spende anche di più per il personale fisso, quello che dovrebbe essere impegnato negli allestimenti anziché tenuto a riposo per dare spazio a soggetti esterni al teatro stesso.
Secondo i dati pubblicati dal Sole 24 Ore, nel 2006 il costo del lavoro ha inciso del 70,9% su costi totali (alla Scala di Milano sta al 56,9%). Nello specifico solo per il personale, 636 dipendenti fissi, il Bilancio del Teatro dell’Opera, al 31 dicembre 2006 fissa in 41.150.891 euro le uscite. Tra abbonamenti e biglietti ne rientrano solo 5,176. A salvarlo dal commissariamento, come è avvenuto già al San Carlo di Napoli e al Carlo Felice di Genova solo i contributi locali, essendo il Teatro dell’Opera il teatro lirico più sovvenzionato d’Italia. 23,6 milioni di euro dallo Stato, ai quali vanno aggiunti sempre dallo Stato 3,4 milioni in quanto Teatro di Rappresentanza dello Stato, 0,7 milioni di euro dalla Provincia, 3,4 dalla Regione e addirittura 12,3 milioni dal Comune, una cifra record che non ha rivali in Italia.