L’operaio che sembra un clochard

«Tu sei l’amichetto di Pasquale vero?». Pasquale Modestino, verso le sei del pomeriggio di lunedì ha fermato Dario, 12 anni, mentre stava tornando a casa, dopo avere giocato a pallone con i suoi amici, in Piazza Poderico, adiacente a Piazza Carlo terzo. Il nome dell’amichetto ha indotto il bambino a fidarsi dell’operaio comunale. Poi, una nuova domanda dell’orco: «Mi dici l’ora»?. Dario non portava l’orologio sul polso per timore degli scippi ma, in tasca. Appena lo ha tirato fuori, Modestino è passato alla seconda parte del suo piano: il volto bonario espresso fino a poco prima è svanito: «Se lo rivuoi, devi venire con me. Andiamo al bar a prendere una birra». Ma, fatti pochi passi, appena lontani dalla visuale dei passanti e degli automobilisti, l’orco ha afferrato un braccio di Dario, gli ha messo l’altra mano sulla bocca e lo ha trascinato in un sottopasso abbandonato. Lì, prima lo ha stordito con una bottiglia di vetro, con la quale lo ha colpito all’orecchio destro, poi, lo ha stuprato con una mazza da scopa. Quando la violenza è finita, se n’è andato, lasciando il bambino tramortito tra i rifiuti, il sudiciume di un luogo abbandonato da anni, nel frattempo divenuto luogo di ritrovo per tossicodipendenti e maniaci.
Il bastone è stato raccolto poche ore dopo dagli agenti della Sezione minori della questura, con i cocci della bottiglia usata per tramortire il bambino. L’orco invece, se ne era tornato, come se nulla fosse accaduto, a casa, poco distante dal luogo dello stupro, dove ha trovato la sua convivente, la nonna di un amico della vittima, Pasquale e di un’altra bambina (sorella dell’amichetto di Dario), oggi 9 anni, presunta vittima di molestie da parte di Modestino.
Forse, l’operaio comunale (ieri sospeso dal servizio dal sindaco Rosa Russo Iervolino) pensava di farla franca. Forse si era illuso che Dario tacesse per la vergogna e per la paura, la violenza subita ma, l’orco non ha fatto i conti con il coraggio di questo bambino e sulla solidità della famiglia in cui vive. Ha dormito una notte tranquilla Modestino, sicuramente ha tirato un sospiro di sollievo quando il giorno dopo ha letto sui giornali che la polizia cercava un barbone. Invece, un’altra notte in casa, non l’ha trascorsa: prima che il giorno si concludesse, la polizia bussava alla sua porta. Quando ha aperto, indossava al polso l’orologio scippato a Dario. L’operaio è stato portato in Questura. Fine dell’incubo per Dario, che avrebbe rischiato di incontrarlo mentre andava a scuola oppure a giocare con gli amici.
Però, a guardarlo bene, non si direbbe che vi siano grandi differenze tra lui e un barbone, esteticamente parlando. Il mostro aveva la barba incolta quando è stato coperto da sputi e insulti e da quella pazza voglia di linciarlo del popolo napoletano. Il suo pullover era sdrucito e sudicio, un agente quasi non riusciva a stargli vicino, perché «puzzava tantissimo».