L’operaio fissato col ballo a un passo dalla pensione

Il presente e il futuro spazzati via in un colpo. Da un assassino: un uomo ubriaco e drogato al volante. In posti come Romano di Lombardia, provincia di Bergamo, certe tragedie lasciano il segno. Chiedere di Giambattista Ambrosini, 56 anni, che la notte scorsa ha pagato con la vita colpe non sue, significa incrociare gli sguardi mesti di chi lo conosceva da sempre, tanti solo di «vista» perché era una persona piuttosto nota in paese. Il merito è dell’associazione di ballo di cui era il referente e che aveva fondato assieme ad altri appassionati. Divertimento «semplice», niente follie. Quelle abitano da un’altra parte, non nella «bassa orientale» come indicano in testa i giornalini della zona. Giambattista invece abitava in via Crema, appena fuori dal centro. Passa di qui una piccola processione per un abbraccio, una parola d’affetto, per testimoniare la vicinanza al dolore in un sabato che doveva essere di festa. I familiari, per primi la moglie e i tre figli, adesso lottano con i cronisti a caccia di una frase, un urlo di rabbia contro il marocchino irregolare responsabile del disastro. «Lasciateci in pace, smettetela di tormentarci», grida però la donna. In casi come questi, la sete di giustizia arriva solo dopo aver sfogato le lacrime.
Parlano i conoscenti di Giambattista, allargano le braccia i compagni del circolo «Amatori ballo» in piazza Montecatini. «Cosa vuole che le racconti? Era un uomo che non ha fatto altro che lavorare per tutta una vita». Impiegato per oltre vent’anni alla Exide, una delle principali aziende di Romano, che ha ereditato gli stabilimenti e la produzione della ex Magneti-Marelli. «Cercava di distrarsi con la musica e le serate danzanti, appena poteva concedersi una pausa, nei week end. Giambattista era così, un tipo sempre giovane di spirito. Si accontentava di cose che ad altri possono sembrare normali».
Il traguardo della pensione era davvero vicino. «Mancava soltanto un anno allo strameritato riposo - dicono i colleghi del circolo -, per stare ancora più tranquillo e godersi con la famiglia gli anni da pensionato. Ora non potrà farlo», è l’amara constatazione mentre trattengono a stento il pianto. «Andate a chiedere a quel bastardo che s’è messo al volante ubriaco fradicio...». Una sbronza non basta a spiegare quello che è successo sulla strada provinciale tra Chiari e Castrezzato, nel Bresciano. Erano le 3 di venerdì notte, Ambrosini s’è trovato davanti la Golf di Mohamed El Ghar Baoui, trentunenne che poco prima aveva preso sia alcolici sia cocaina. L’auto che guidava ha occupato all’improvviso la corsia opposta, a 140 chilometri l’ora, poi il frontale con la Bmw serie 3 di Ambrosini: nessuna possibilità di scampo, l’operaio è morto sul colpo. Nell’impatto sono rimaste coinvolte altre due macchine, per fortuna senza gravi conseguenze per chi era a bordo. Ai test della Stradale di Chiari, il marocchino è stato sorpreso con una quantità di alcol nel sangue praticamente tre volte sopra il limite tollerato dalla legge. Positivo anche ai controlli sul consumo di stupefacenti, per lui sono scattate le manette.
Ora è piantonato dagli agenti agli Ospedali Civili di Brescia. Ferito, ma lui non corre il rischio di morire. Risulta senza permesso di soggiorno, e soprattutto recidivo: di recente era stato fermato nelle stesse condizioni. Gli avevano già tolto la patente. Inutile domandare a cosa è servito.