L’operaio della Thyssen che fa pasticci in video

A ntonio Boccuzzi merita senz’altro rispetto e solidarietà. Il 6 dicembre, nel rogo della ThyssenKrupp, a Torino, ha visto morire quattro suoi compagni di lavoro e altri tre sono mancati nelle settimane successive. Lui è scampato per un pelo e in quei giorni abbiamo imparato a conoscere il suo viso bruciacchiato e lo sguardo sconvolto nei Tg e nelle trasmissioni di approfondimento sulla tragedia delle morti bianche. Poi le ustioni, per fortuna, sono guarite e Boccuzzi è diventato un soggetto politico. L'idea pare che sia stata del sindaco Sergio Chiamparino, che l'ha sottoposta al segretario nazionale del Pd, Walter Veltroni, che l'ha subito trovata: candidare Boccuzzi alle politiche. Sulla carta una mossa da maestro. Nella città delle grandi fabbriche si torna a candidare un operaio, di quelli veri, che si tolgono il grasso dalle mani per entrare in Parlamento. Ma poi questa ideona si è tramutata in un nodoso boomerang. Perché, passata l'emozione, Boccuzzi ha dimostrato tutti i suoi limiti politici ed è anche diventato il parafulmine dell'odio di tutti quelli a cui ha sottratto il posto. Lui, che ha un po’ perso la testa, da parte sua è attivissimo, non si perde una comparsata, i vertici nazionali continuano a imporlo in tutte le trasmissioni televisive regionali e in molte nazionali, ma non funziona, come si dice, non buca il video, e la telefonata di un telespettatore che chiama per dire che non è così che si affrontano i problemi del lavoro o delle morti bianche arriva sempre. Ieri sera era con Veltroni sul palco in piazza Castello, ma è ormai portato in processione come una Madonna pellegrina e la sensazione che non frutti neanche un voto si fa sempre più concreta. Anche il confronto nei dibattiti in Tv è perdente. Tanto che pochi giorni fa, Aldo Grasso, dalle colonne del Corriere, gli ha dato una netta insufficienza e, con graffiante irriverenza, lo ha paragonato a «un concorrente del Grande fratello, un po’ spaesato».