L’operazione Bucarest per i biancocelesti vale un vero «tesoretto»

Dopo l’esordio in campionato con il Torino, la Lazio affronta la vigilia del match contro la Dinamo Bucarest facendo la conta degli infortunati. Diakite, già operato per la frattura della tibia, e Kolarov, stiramento agli adduttori, sono andati ad affollare un’infermeria dove staziona da tempo Siviglia, comunque in fase di recupero, oltre a Mauri, Behrami (comunque non utilizzabile per la trasferta romena causa squalifica, così come Mutarelli), Stendardo e Cribari, che gioca con la mascherina di Zorro. E, come se non bastassero gli acciaccati, c’è di mezzo pure la vicenda Carrizo, con l’allenatore Delio Rossi costretto a utilizzare Ballotta fra i pali, portiere record per anzianità, ma certo non quello che ci si aspettava per sostituire superPeruzzi.
Si fa quindi di necessità virtù. La squadra ieri alle 17,30 si è radunata a Formello per la ripresa degli allenamenti e oggi volerà, destinazione Baneasa, l’aeroporto della capitale romena per la partita che può cambiare la stagione. La qualificazione, infatti, oltre a restituire i laziali all’aristocrazia del football continentale, porterebbe nelle loro casse sociali un «tesoretto»: subito un bonus di 3 milioni di euro, cui andranno aggiunti altri 400mila per ogni partita disputata, a prescindere dal risultato. Dunque, nella sciagurata eventualità che i laziali subissero 6 ko consecutivi, sarebbero comunque estromessi dalla lotta con almeno 5,4 milioni in «saccoccia». Ogni pareggio, invece, porterebbe 300mila euro e ogni vittoria 600mila. Ciascuno faccia i calcoli in base al suo ottimismo... Denaro, beninteso, contante, dunque immediatamente investibile.
E non finisce qui. Il passaggio del turno (come prima o seconda classificata del girone) regalerebbe ai capitolini un ulteriore bonus da 2 milioni e 200mila euro. Solo per scaramanzia non ci spingiamo oltre con i conti, mentre sottolineiamo comunque altri passaggi economici: il valore medio stabilito dall’Uefa e il botteghino. Va aggiunto infatti che una volta stabilite le formazioni che si presentano ai nastri di partenza della massima competizione per club, il palazzo del calcio europeo elargisce un ulteriore introito grazie a una sorta di classifica stilata in base alle prestazioni dell’anno precedente in campionato, in Champions, alla commercializzazione del marchio e alla ridistribuzione dei diritti tv. Per ora il jolly è un punto interrogativo (che comunque dovrebbe aggirarsi fra i 7 e i 10 milioni di euro), cui vanno aggiunti gli incassi del partite casalinghe e le percentuali del botteghino da trasferta.
Buon ultimo, l’introito dello sponsor. Annotato che la Lazio è scesa in campo sabato contro il Torino senza griffe sulla casacca (il contratto con «Ina Assitalia» non è stato rinnovato), va detto che si attende la sfida di domani sera per stipulare contratti. Se Rocchi e compagni entreranno nel gotha del calcio europeo sarà un discorso, magari interessante, legato a due aziende di caratura internazionale. In caso contrario bisognerà accontentarsi di un main sponsor nazionale. Niente male come prospettiva economico per chi due anni fa era quasi sul lastrico. Motivo in più per dare l’anima domani a Bucarest.