L’operazione «Fast Cargo» ha portato all’arresto di 35 persone mentre 66 sono state denunciate a piede libero. Emesse 39 ordinanze di custodia cautelare In galera la banda dei ladri del porto L’organizzazione criminale sgominata dai carabinieri in tr

Era ramificata in tutta Italia l'organizzazione criminale che in meno di tre anni aveva messo a segno 56 furti di camion e containers in arrivo o in partenza dal porto di Genova. Con un lavoro d'equipe impressionante che coinvolgeva autotrasportatori, commercianti, nomadi e ricettatori. Tutti (o quasi) finiti nella rete dei carabinieri del Comando provinciale di Genova al termine dell'operazione «Fast Cargo» che ha portato all'arresto di 35 persone in flagranza di reato, 66 denunce a piede libero e 39 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del tribunale di Genova Daniela Faraggi su richiesta del procuratore della Repubblica Alberto Lari.
Ci sono voluti due anni e mezzo di indagini, pedinamenti, perquisizioni per far sì che i carabinieri del nucleo operativo di Genova insieme ai colleghi di altre Province italiane venissero a capo del sodalizio. Che poteva contare su tre «registi», Anna Maria Girandola, Francesco Pandolfi e Giuseppe Scalzo, tutti imputati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati, nonché degli stessi camion e rimorchi adibiti al trasporto. Erano loro a tenere le fila dell'organizzazione che si muoveva su tre direttrici. La principale vedeva all'opera gli autotrasportatori che si presentavano al Vte (Voltri Terminal Europa) o al Terminal Sech esibendo documenti di carico contraffatti. In questo modo riuscivano a eludere i controlli dell'area portuale e a prelevare la merce più appetibile dai container di cui conoscevano (grazie alle giuste soffiate) il numero identificativo. Quando in banchina arrivavano i veri autisti, era troppo tardi. Perché le merci erano già finite in uno dei 17 magazzini dell'associazione in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, pronte per essere stoccate e piazzate dai ricettatori a ditte principalmente del Nord Italia. Altre volte, invece, entravano in scena alcuni nomadi di origine slava (appartenenti alla famiglia Halilovic, sgomberata da via dei Pescatori l'estate scorsa), il cui compito era quello di setacciare i parcheggi o le aree di servizio alla ricerca dei camion con i carichi più «interessanti».
Il valore delle merci recuperate ammonta a quasi 14 milioni di euro. Nei magazzini scoperti dai carabinieri si nascondeva un po' di tutto: generi alimentari (olio, prosciutti, formaggi), forni a microonde, rotoli di tessuti di cotone, condizionatori. Erano i capi del sodalizio (entrambi commercianti) a mettere in contatto gli autori materiali del furto con i ricettatori che in pochi minuti riuscivano a piazzare la merce alle varie ditte distribuite per lo più nei pressi dei caselli autostradali. Il Comandante provinciale Rosario Prestigiacomo sottolinea l'importanza dell'operazione non tanto per il valore delle merci sequestrate, quanto «perché è stato reciso un sodalizio criminale che aveva messo fortemente in pericolo la credibilità dell'intero sistema portuale genovese». Dodici dei 39 destinatari delle ordinanze cautelari sono tuttora ricercati.