Al via l’operazione recupero per diecimila casali agricoli Grazie anche al piano casa possibile ampliarli o cambiare la destinazione. Antoniozzi: «Spesso sono luoghi insicuri»

È in arrivo il cambio di destinazione d’uso per migliaia di casali agricoli nel territorio del Comune di Roma. L’assessore Antoniozzi presenterà la proposta già alla prossima giunta. E intanto il piano-shock di Berlusconi per la casa incontra nel Lazio un’opposizione durissima da parte della sinistra. Le novità del piano sono a 360 gradi. Fondi straordinari alle regioni, possibilità per i privati di aumentare le cubature del 20-30 per cento, sconti fiscali fino al 60 per cento per le ristrutturazioni delle case di proprietà. Idee, però, che hanno provocato la levata di scudi dalle amministrazioni rosse in Provincia, Regione, comuni dell’hinterland: no alla cementificazione selvaggia, no all’abusivismo.
Una sorta di chiamata alle armi. Per l’assessore alla casa del Comune di Roma, Alfredo Antoniozzi, invece, le cose stanno ben diversamente. «Il progetto di consentire l’abbattimento di strutture obsolete o fatiscenti sarebbe l’occasione giusta per ammodernare finalmente il nostro sistema urbanistico - dice -. Rivisitare e migliorare ciò che esiste è una grande opportunità di giustizia sociale e servirebbe ad attenuare l’emergenza abitativa. Naturalmente la proposta di Berlusconi va armonizzata con le normative regionali. Ma bocciarla come fa la sinistra in modo così furente è un grave errore».
Il Comune di Roma, però, sul fronte casa sta muovendosi anche di suo. «Porterò nei prossimi giorni una memoria alla giunta per avviare finalmente in modo concreto il recupero dei manufatti agricoli nella nostra città - annuncia Antoniozzi -. A Roma ci sono circa 10mila casali fatiscenti o inutilizzati, spesso luoghi di degrado e di insicurezza per il territorio. Il provvedimento che porterò in giunta intende recuperare tutti questi manufatti agricoli. I proprietari potranno ristrutturare i casali oppure, se ritengono, trasformarli in piccole abitazioni da affittare a prezzo concordato. Consentire una sorta di cambio di destinazione d’uso, in pratica».
La proposta darebbe un tetto a basso costo a giovani coppie, anziani, famiglie in difficoltà. «Ma potrebbe concorrere anche a rendere produttive alcun aziende che oggi faticano a sopravvivere - aggiunge Antoniozzi - Penso all’agriturismo, ad esempio. Si potrebbero anche aprire sul posto asili nido per il mondo agricolo. L’importante è utilizzare strutture oggi abbandonate: stalle, vecchi magazzini».
Se questa è la novità in arrivo, intanto va avanti l’idea dell’housing sociale. Il progetto è di mettere a bando aree pubbliche dove i privati potranno costruire, con l’obbligo di affittare le case a basso prezzo. «Abbiamo tavoli aperti con i sindacati inquilini, la Regione, le organizzazioni degli imprenditori (Federlazio, Acer, Lega delle cooperative) - spiega l’assessore - C’è grande attenzione da parte di tutti. Il Comune prevede un investimento per l’edilizia residenziale pubblica di 500 milioni in 3 anni». Ma emergenza casa non è solo dare un tetto. È anche far fronte a situazioni di grave impatto sociale. Come le 26mila cartelle esattoriali, spedite da Romeo Gestioni agli inquilini delle case popolari del Comune di Roma. Arretrati di otto anni, migliaia di euro, per il conguaglio delle spese accessorie. In certi casi i servizi resi non si sa quali sono. «Ho bloccato subito l’operazione - assicura però Antoniozzi -. Esigere dopo otto anni cifre elevate non è possibile. Ho incaricato il dipartimento di lavorare per trovare tutte le possibilità che ci dà la legge per attenuare l’impatto sui bilanci di famiglie, che già non se la passano bene economicamente. Quantomeno faremo in modo che i pagamenti siano dilazionati in almeno 3 anni».