L’opposizione delegittima e «siamo ai materassi»

Caro Granzotto, il celebre film «Il Padrino» rese familiare un’espressione e cioè «essere ai materassi», il cui significato pratico conosciamo tutti. Perciò le chiedo: siamo ai materassi? Veltroni non fa che ripetere che il dialogo è finito, Berlusconi risponde che, dialogo o non dialogo, lui va avanti per la sua strada, Di Pietro attacca Veltroni e Napolitano, Casini si butta a sinistra, i girotondini mandano a «vaffa» destra, sinistra e centro e la magistratura manda in galera l’intero governo regionale abruzzese. Stante le cose, dunque le ripeto: siamo ai materassi?


Sia gentile, caro Mancini: Pierferdy Casini me lo tenga fuori. Come trapezista, oggi qui domani là, non vale una cicca e pertanto nel Circo equestre della politica è come se non ci fosse. Anzi, le dirò di più: non c’è. Ciò detto pare proprio di sì: siamo ai materassi. E lo siamo perché il pur plebiscitato Walter Veltroni non è tutto questo granché e vale poco più del niente che vale Casini. Non è tagliato per fare il leader. Troppo loft che è come dire troppo loffio, fiacco, inconcludente. Ed è un peccato perché se teneva duro avremmo forse vissuto una stagione politica affatto nuova per l’Italia e gl’italiani: con un governo che governa e una opposizione di taglio britannico, versata nella critica costruttiva e capace, ove lo ritenga opportuno per il bene della nazione, anche di collaborare o, come si dice dalle nostre parti, di dialogare con la maggioranza. E qui è cascato l’asino. Perché un’opposizione di tal fatta presuppone il rispetto del gioco delle parti. E cioè, nel caso nostro, dare per pacifico che il governo è legittimato dalla volontà popolare a governare. Può farlo bene, può farlo male, ma può e anzi deve farlo.
Purtroppo, per il 98 per cento della nomenclatura di sinistra, per tutta la sinistra radicale e per quel saltafossi di Di Pietro l’opposizione passa invece attraverso la delegittimazione: la questione non è se Berlusconi faccia bene o male, ma che non ha i titoli intellettuali, etici, politici, sociali e financo fisici per governare. In quanto alla volontà popolare, anche qui non ci siamo: coloro che votandolo lo hanno portato a Palazzo Chigi non sono bravi cittadini, ma una banda di mascalzoni, di affaristi e, di mestatori. Nella migliore delle ipotesi, dei mentecatti che non sanno distinguere il bene dal male. Ovvio che con una simile ciurmaglia non ci può essere il (beneamato) «dialogo» perché non si dialoga con Belzebù. Belzebù lo si fa fuori, caso mai. E se non ci si riesce con le buone, per via di quella strampalata formalità che è la democrazia, la quale, roba da matti, conta i voti invece di pesarli (e i voti dell’Italia «giusta» e di sinistra valgono, lo sanno tutti, tre volte quelli dell’Italia berlusconiana), ci si prova con le cattive. Con le manette, ad esempio. Il codice penale consta di 734 articoli: dài e dài, prova e riprova, prima o poi si troverà quello buono (il 625 che colpisce l’abigeato?) per incastrarlo, Belzebù. Nell’attesa e per tener su di giri i «sinceri democratici» che rappresentano la parte sana della nazione, si dà sfogo ai vispi e vispe Terese dei girotondi e ai «vaffa» di Beppe Grillo, il Montesquieu di Savignone (Genova). E così, mentre i Cavaliere va avanti per la sua strada, l’opposizione si comporta come quel bel tipo che per far dispetto alla moglie si affettò l’onor virile.