L’opposizione orfana di un colpevole adesso cerca di crocifiggere Alfano

SCOMPOSTI Orlando (Idv): «Il ministro si vergogni». I Democratici: «Commento fuori da ogni regola»

RomaAvesse detto che Silvio Berlusconi è un santo, ipotesi smentita a suo tempo dal diretto interessato, forse ne sarebbe uscito indenne. Chissà, al massimo avrebbe subíto qualche battutaccia. E invece, gli è bastato giudicare «legittima» la richiesta di sospendere le udienze, che Niccolò Ghedini annuncia di voler presentare in giornata - alla ripresa del processo nei confronti del premier per la vicenda Mills e in attesa di conoscere le motivazioni della decisione della Cassazione - per venire assalito con sdegno mediatico dall’opposizione. All’indomani della sentenza della Corte suprema, che riconosce la prescrizione dei reati per l’avvocato inglese, il centrosinistra (fa eccezione l’Udc) alza la voce e prende di mira il Guardasigilli. A cui viene contestata questa frase: «La richiesta di Ghedini, appresa dai giornali, è legittima e so che sarà sottoposta al Tribunale di Milano che domani (oggi, ndr) deciderà».
Apriti cielo: Angelino Alfano, magari per le poche cartucce rimaste a disposizione, diventa il nuovo obiettivo da colpire. Così, se Pier Luigi Bersani la prende alla larga («La gente perbene confida nelle assoluzioni, non nelle prescrizioni, e voglio credere che il nostro premier la cerchi nella sede giusta»), ad alzare il tiro è la capogruppo dei deputati Pd in commissione Giustizia. «Che l’avvocato Ghedini faccia gli interessi del suo assistito è conforme al suo ruolo e rientra nei diritti della difesa - attacca Donatella Ferranti - ma che un ministro avvalori la legittimità della richiesta di una parte processuale, sia pure eccellente, è veramente inusuale, fuori da ogni regola e non credo rientri nei suoi compiti istituzionali».
Ma non finisce qui. «Alfano si dovrebbe vergognare, perché rappresenta e tutela la giustizia in nome di tutti gli italiani e non di uno solo», sbotta Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei valori, il partito di Antonio Di Pietro. Lo stesso che non riesce a mandar giù il verdetto finale: «Berlusconi deve fare una sola cosa, dimettersi. Perché in un Paese democratico e civile un governo non può essere guidato da un corruttore: questa è la verità». Una verità non condivisa tanto per cominciare da Pier Ferdinando Casini. «Ha vinto la giustizia», rimarca il leader centrista, che aggiunge: Berlusconi «è una persona che ha avuto attenzioni eccessive, da parte di magistrati militanti, ma lui ha evidenziato troppo quest’aspetto».
Tocca quindi a Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, scendere in campo in difesa di Alfano. «Le reazioni scomposte dell’opposizione sono patetiche. Comprendiamo il nervosismo di quanti avrebbero voluto che il teorema anti Berlusconi portato avanti da certi magistrati fosse stato sostenuto anche dalla Cassazione, per giunta a sezioni riunite. Ma non è come al solito urlando che si nascondono i fatti. La verità è che si sentono smascherati». E il presidente del Senato, Renato Schifani, rimarca: «Le sezioni unite sono il massimo della giurisprudenza e dell’autorevolezza giurisprudenziale, vanno quindi rispettate al massimo».
Intanto, si apre un nuovo caso politico sul tg diretto da Augusto Minzolini. Il motivo del contendere? Il titolo dell’edizione delle 13.30, in cui si parla di «assoluzione» per l’avvocato inglese. «Siamo stufi, qualcuno spieghi al Tg1 che Mills non è stato assolto, come vuol far credere il centrodestra», denuncia Pancho Pardi (Idv). «È surreale la distorsione sistematica delle notizie che danno fastidio alla maggioranza e al premier», commenta Giuseppe Lumia (Pd). La replica spetta a Daniele Capezzone, portavoce Pdl: «Pd e Idv si comportano in modo davvero surreale. Ci ripetono da anni, come un mantra, che bisogna avere fiducia nella magistratura, e poi, quando la Cassazione prende una decisione a loro sgradita, iniziano a strillare contro il ministro Alfano e il Tg1?». La questione finisce sul tavolo del sindacato. «La scivolata c’è stata nei titoli e nel lancio», commenta Carlo Verna, segretario Usigrai, che chiede una rettifica, sebbene l’errore sia in buona fede. È stata «certamente una distrazione, grave, ma il pezzo della collega era di corretta cronaca giudiziaria».