L’opposizione protesta e anche tra gli alleati c’è chi non sta col ministro

Il sottosegretario Luigi Vitali: «Al suo posto avrei siglato il decreto di Ciampi». Critiche anche da tutta la sinistra

da Roma

L’opposizione lo critica, la maggioranza non lo appoggia in pieno. La conferma del ministro della Giustizia Roberto Castelli che non firmerà la grazia ad Adriano Sofri non trova l’appoggio neanche di uno dei suoi sottosegretari, Luigi Vitali, di Forza Italia: «Rispetto la posizione del ministro Castelli sulla questione della grazia per Adriano Sofri - spiega Vitali - ma non la condivido. Io al suo posto avrei controfirmato il decreto del presidente della Repubblica». A sottolineare che Castelli ha parlato solo per se stesso Vitali aggiunge: «Quella del ministro Castelli è una decisione personale e non una decisione collegiale del governo». Anche Gaetano Pecorella, presidente della Commissione giustizia della Camera, solleva dubbi sull’ostinazione di Castelli a non firmare che l’ha portato in conflitto con il presidente Carlo Azeglio Ciampi: «Quella di Castelli è una presa di posizione politica, in linea con le sue precedenti affermazioni. Ma la firma della grazia rientra tra le sue funzioni e dovrà firmare - chiarisce Pecorella - magari controvoglia, se la Corte decide che la responsabilità politica è del capo dello Stato mentre al ministro spettano solo i compiti di verifica formale». L’opposizione, che già nei giorni scorsi aveva attaccato duramente il Guardasigilli per la sua risposta al ricorso presentato dall’avvocatura dello Stato su input del Quirinale, affonda ancora di più i colpi. Poche ore fa Castelli aveva detto che il ricorso di Ciampi avrebbe avuto effetti devastanti, perché se la controfirma del ministro su un provvedimento di grazia è solo un «atto dovuto» il capo dello Stato diventerebbe un superpresidente. Ieri il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, ha confermato le critiche: «Quella di Castelli è una posizione assurda. Se si fosse trattato di un detenuto di Tangentopoli, sarebbe stato tutto diverso».
Il più duro è Antonio Di Pietro: la presa di posizione del ministro leghista contro la grazia a Sofri «è un atto di arroganza politica e umana». Di Pietro chiarisce comunque di essere personalmente contrario «a questa divinizzazione di Sofri, come se fosse la vittima. Non dimentichiamo mai che Sofri è in carcere per la morte di un commissario di polizia, ed è quest’ultimo la vera vittima». Difende la posizione di Ciampi anche il costituzionalista Paolo Armaroli: «Sono almeno tre anni che il ministro della Giustizia non ritiene di controfirmare gli atti di grazia a favore di Sofri e Bompressi».

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