L’opposizione s’inventa un nuovo nemico: Napolitano

Prima gli inviti al dialogo, poi la firma sul lodo Alfano: così il capo dello Stato si è trasformato nel nemico numero uno del fronte giustizialista. Dal loft del Pd un lungo silenzio. Fino alla timida difesa di Veltroni

Roma - Prima Antonio di Pietro poi, ieri, l’affondo dell’Unità. Dopo le ultime decisioni prese dalla presidenza della Repubblica i «no» o al massimo i «va bene, ma» a proposito di Giorgio Napolitano stanno diventando il segno distintivo della seconda opposizione, quella che si raccoglie intorno a Italia dei valori. E che considera la difesa delle istituzioni e della Costituzione come una variabile dipendente. Ieri a prendere posizione è stata l’Unità, quotidiano della sinistra, con un editoriale a firma del direttore Antonio Padellaro, nel quale si critica il Presidente della Repubblica per aver promulgato il lodo Alfano, «non saremmo sinceri se nascondessimo il nostro forte disagio per la norma sull’immunità delle quattro più alte cariche dello Stato dietro il rispetto formale per l’istituzione che ne ha convalidato il testo o nell’attesa di una decisione successiva». A Napolitano il quotidiano chiede di rispondere al «largo malessere» suscitato dalla misura che sospende i procedimenti giudiziari per le più alte cariche dello Stato. Per quanto riguarda la costituzionalità – questa la tesi di Padellaro – vedremo cosa dirà la Corte costituzionale. Per il momento però sarebbe stato meglio se Napolitano si fosse schierato con chi è contrario al lodo.

Tesi che sono state accomunate a quelle di Antonio Di Pietro, leader di Italia dei valori, che anche ieri è andato all’attacco. La legge del governo? È «immorale e incostituzionale, e noi dell’Italia dei valori raccoglieremo delle firme per farla abrogare». Di Pietro «offende il capo dello Stato invocando la moralità. Si può anche non essere d’accordo con il presidente della Repubblica, ma la moralità bisogna lasciarla fuori», ha osservato il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi. Duro il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: «Gli attacchi dissennati di Di Pietro al capo dello Stato contribuiscono a una grave perdita di credibilità dell’intera opposizione».

Il sospetto che l’obiettivo delle critiche al lodo sia in realtà il capo dello Stato è forte anche a sinistra. Si è fatto interprete di questi umori il Riformista, quotidiano diretto da Antonio Polito. «Quello che non si capisce», si legge nell’editoriale, «è perché mai tutti quelli che si oppongono al lodo Alfano si rivolgano a Napolitano».
In mattinata in realtà il Partito democratico ha taciuto sul nuovo attacco al Quirinale. Nel tardo pomeriggio il leader del Partito democratico si è detto convinto che «Napolitano, in tutta la vicenda del cosiddetto lodo Alfano abbia svolto con il consueto equilibrio il suo compito in una fase certamente non facile. Così come penso che, dopo l’approvazione delle Camere, la firma del provvedimento sia stata un atto dovuto».

Precisazioni «tardive e imbarazzate», ha commentato il portavoce di Forza italia, Daniele Capezzone. Perché Veltroni «non nomina Di Pietro, protagonista, ieri, dell’ennesimo attacco improprio contro il Colle. E poi, non cita neppure l’Unità, organo del Pd, che stamattina ha a sua volta attaccato il Quirinale».

Incertezze forse dovute al fatto che, anche dentro il Pd, non tutti condividono le scelte del Presidente della Repubblica. «Ho rispetto e stima per il presidente Napolitano, ma penso che il lodo Alfano sia manifestamente incostituzionale», ha affermato Franco Monaco. La logica del deputato ulivista del Pd è semplice: «Se, come sostengono Mancino e tutti i più autorevoli costituzionalisti, ma anche Veltroni, il lodo poteva essere varato solo con legge costituzionale, la stessa logica conduce a un’insuperabile e pregiudiziale obiezione di costituzionalità».