L’opzione militare è troppo rischiosa

«Andavamo all’assalto gridando “morte agli schiavi” e maciullavamo tutti sotto gli zoccoli dei cammelli»

Andrea Nativi

Non c'è una opzione militare per affrontare la sfida lanciata dalla Corea del Nord prima che Pyongyang passi dagli ordigni sperimentali a vere e proprie bombe impiegabili militarmente, a meno di ipotizzare un vero attacco preventivo ed un cambio di regime. Il Pentagono naturalmente ha elaborato innumerevoli piani. Da cinquant'anni le forze statunitensi nella penisola coreana si preparano ad affrontare un attacco o una invasione da parte delle truppe di Pyongyang, ma il test nucleare ha complicato la situazione e ristretto il novero delle alternative.
Un attacco mirato e limitato preventivo contro le infrastrutture nucleari e missilistiche non sarebbe risolutivo, semplicemente perché mancano informazioni intelligence sulla localizzazione e natura dei bersagli. Inoltre si teme che buona parte delle capacità nucleari e missilistiche critiche siano protette in rifugi sotterranei che potrebbero risultare troppo «induriti» per le capacità degli attuali sistemi d'attacco statunitensi. Una campagna aerea e missilistica risulterebbe non decisiva, anche se probabilmente rallenterebbe lo sforzo nordcoreano di qualche anno. Gli Usa in questi anni hanno ridotto la presenza di forze terrestri nella penisola coreana, ma in compenso hanno schierato armi intelligenti, aerei e missili ultimo modello capaci di condurre un attacco ad alta intensità devastante. Un atto ostile però provocherebbe una reazione militare da parte della Corea del Nord, se non con armi nucleari, almeno con quelle convenzionali. E da decenni le forze armate di Pyongyang si preparano a condurre attacchi massicci contro la Corea del Sud, a partire dalla capitale Seul e dai centri industriali ed abitati più vicini alla Dmz, la linea che svolge il ruolo di confine. Artiglierie pesanti, razzi a lungo raggio e missili sono collocati in gallerie scavate in modo da risultare difficilmente attaccabili da missili e bombe e gli artiglieri sono addestrati a mettere i pezzi in batteria, sparare e ritirarsi al sicuro. Un po' alla volta ogni postazione sarebbe localizzata e neutralizzata, ma nel frattempo la Corea del Sud pagherebbe un prezzo pesantissimo.
Tanto varrebbe allora giocare il tutto e per tutto e tentare un rovesciamento del dittatore nordcoreano. Anche una più semplice «decapitazione», che metta nel mirino la leadership politica e militare del Paese, a partire da Kim Jong Il, è stata sicuramente presa in considerazione e gli stessi vertici nordcoreani considerano questa opzione concreta, tanto che in più occasioni il leader avrebbe iniziato a spostarsi tra rifugi sicuri.