È l’ora di Inzaghi, l’uomo delle grandi imprese

Ronaldo lancia i rossoneri verso Atene: «Kakà è più forte di Cristiano»

L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, San Siro esaurito, la voglia matta di spaccare il mondo e raggiungere quella finale di Champions che, detto a inizio di stagione, poteva sembrare una barzelletta. Veniva da ridere allora, dopo un’estate in cui il Milan sembrava nemmeno dovesse fare la coppa Uefa, ci si stupisce oggi nel vedere i rossoneri a un passo da Atene. Non ha dubbi invece Carlo Ancelotti, il tecnico che ha saputo tenere unito il gruppo come pochi altri in passato. E non solo, perchè questo Milan con il Manchester nel mirino, è attualmente la squadra più in forma del campionato: da quando è iniziato il 2007 i rossoneri hanno disputato 15 gare in campionato inanellando una serie di 11 vittorie, 3 pareggi (tutti in trasferta contro Lazio, Palermo e Roma) e una sola sconfitta (con l’Inter). Un cammino record, 36 punti che vogliono dire continuità, vena realizzativa, capacità di risalire la china. E oggi, col Milan terzo in classifica, il pensiero non può non andare a quel difficile primo tempo di fine marzo all’Olimpico contro la Roma. Da quella buca di sofferenza i rossoneri hanno saputo mettere fuori la testa con autorevolezza, raggiungendo il pareggio e sfiorando pure la vittoria nel finale (ahi ahi Gilardino) contro i giallorossi reduci dall’impresa di Lione. Per poi vincere consecutivamente le cinque gare successive contro Empoli a San Siro, Messina e Ascoli fuori, Cagliari in casa e Torino sabato. Se non è record, poco ci manca, anche perchè la media gol dei rossoneri nelle ultime 9 gare si è sensibilmente stabilizzata verso l’alto con 22 reti all’attivo.
Un dato che fa ben sperare proprio in proiezione Red Devils dove sarà obbligatorio battere Van der Sar senza subire però reti da quei due assatanati del gol che rispondono al nome di Rooney e Cristiano Ronaldo (per il portoghese Ancelotti riproporrà di nuovo la gabbia con Ambrosini e il recuperato Gattuso). E il Milan, non potendo disporre di Ronaldo, quello made in Brasile ovviamente (non è nella lista Uefa) e con un Gilardino ancora alla ricerca della giusta identità tattica, rilancia Pippo Inzaghi, l’uomo delle imprese disperate, il bomber che nella magica serata dell’Allianz Arena col Bayern Monaco ha messo a segno il suo gol numero 56 in Europa (lo precedono solo Shevchenko con 59 e Raul con 58). La cicatrice al flessore lo disturba non poco, ma Superpippo ha una volontà di ferro, sa che questa potrebbe essere la sua ultima grande occasione per lasciare il segno. «Sto bene e sono pronto», afferma Inzaghi. «Per battere una grande squadra come il Manchester ci vorrà un grande Milan e dovremo ripetere la partita di Monaco. Siamo pronti perchè certe gare non si vede l’ora di giocarle e mi fa piacere che ci sia grande fiducia in me. Questo mi aiuta a rendere. Avremo la spinta del nostro pubblico che ci darà una carica incredibile. Mancini dice che è meglio lo scudetto? Non è vero, è meglio la Champions e lo sa anche Mancini». I quasi 34 anni pesano, muscoli e articolazioni sono segnati da tante battaglie, ma Inzaghi non vuole proprio arrendersi.
«E meno male che c’è Kakà», afferma Ronaldo in serata a Controcampo. «Lui è senz’altro più forte di Cristiano Ronaldo, perchè è più concreto e quando vede la porta non lo fermi più. Ecco perchè sono così ottimista, anzi sicuro, che batteremo il Manchester e andremo in finale. Mi spiace tanto però non fare la Champions, mi manca, ma questo è un altro dei regali che mi ha fatto Capello». E poi, sorridendo, aggiunge: «Galliani ci ha promesso un mese e mezzo o anche due di ferie nel caso dovessimo vincere la Champions, ecco perchè tifo così tanto». Un occhio anche al passato: «L’Inter ha meritato lo scudetto e anche quello assegnato a tavolino perchè bisogna dare una risposta alla gente: il calcio deve essere pulito proprio per far divertire i tifosi. Se ho sentito Moratti? No, non ci siamo sentiti ma gli ho mandato un sms di congratulazioni, senza ricevere risposta però». Il futuro ha anche il nome di Ronaldinho: «Non credo che lasci il Barcellona per venire al Milan». E su Dida: «È uno dei miei più grandi amici e io non ho mai visto uno più professionista di lui. È stato sfortunato e nient’altro».