L’ora della verità senza Ibra e Cruz

Contro la Roma mancherà l’attacco titolare. Vieira multato per troppo nervosismo

Sono passati cinque mesi e dovrebbe star meglio l’Inter. La Roma si trova a nove punti di distacco, le altre disperse. Ed invece eccoli con la faccia da «tutti in trincea». I nove punti sono acqua fresca, la sconfitta con il Liverpool un macigno, gli infortuni e i reduci da infortunio una palla al piede. C’è di peggio, l’Inter si è smarrita in un mese: dopo aver dato segnali di forza a Udine, pur giocando in dieci, ha cominciato a sgretolarsi. Ed oggi i problemi da elencare cominciano a lasciar tracce. I nervosismi assortiti sono segnali di ogni momento difficile: Vieira ha subito la solita reprimenda con multa. Mancini ha sottolineato: «Lo spogliatoio non è una polveriera». Solo perché non è mai stato un covo di agnelli. I reduci da infortunio (Vieira, Stankovic, Maicon, Figo) faticano mica poco. Gli infortunati sono sempre eccellenti. In questi giorni si sono aggiunti Cruz e Ibrahimovic. Strana storia: quei due stavano così bene fino alla partita con il Liverpool. In Inghilterra sono affogati uno peggio dell’altro ed ora stanno prendendo ogni precauzioni prima di tornare. Cruz è certo di restarsene in tribuna anche domani. Ibra ha male al ginocchio sinistro ma questa mattina proverà ancora: difficile che rischi.
Certo, senza Cruz e Ibra i problemi aumentano, ma forse Mancini potrebbe rispolverare una delle sue idee di successo: cinque centrocampisti ed una sola punta. Ci provò anche nella partita d’andata per un tempo e qualcosa fruttò. Poi, nella ripresa, Cruz e Crespo diedero la spallata (4-1). Ma è vero che rispetto a quella partita mancheranno Samuel, Cordoba, Dacourt, Cesar, forse Ibrahimovic, Cruz (subentrato a Ibra). In più, Figo è convalescente, Stankovic è stanco al limite dell’andar in panchina. C’è il tanto per attizzare la solita nevrosi da accerchiamento. Pensate cosa avranno detto Mancini e Moratti leggendo il nome dell’arbitro: tocca a Rosetti, che non ha vizi particolari se non il vezzo di essere una sorta di gufo portasfortuna quando l’Inter affronta la Roma. In quattro partite la gente nerazzurra ha ottenuto un pareggio e tre sconfitte, due delle quali a San Siro. A San Siro abbonderanno gli amuleti in tasca e magari in panchina. Anche Mancini è molto attento alla scaramanzia. Aggiungete che l’anno passato l’Inter perse l’unica sua partita proprio a San Siro contro la Roma. C’è di tutto e di più per mettere un po’ di tremarella, anche se i numeri dovrebbero regalare un po’ di sicurezza. La forza dei nerazzurri non è un’invenzione.
Periodo molto simile a quello della disfatta a Valencia: problemi di gioco, troppi uomini infortunati o poco sani. Eppure quest’anno la squadra ha più qualità. Julio Cesar è d’una spanna più forte, Cambiasso e Zanetti sembrano di ferro. Jimenez è un buon vice di Figo. Ed anche i rincalzi garantiscono soluzioni migliori: Rivas e Pelè crescono, Maniche è stato acquistato per giocare e non per stare in panchina.
Ma oggi l’Inter fa i conti con una difesa che torna a incassare gol fessi e comunque decisivi, con un centrocampo che subisce il gioco altrui, soffre davanti ai ritmi alti degli avversari e faticosamente attende miglior rendimento da Vieira e Figo. Infine l’attacco: segna meno. Ibra, dopo le prime sei giornate (cioè compresa la sfida con la Roma), aveva realizzato 7 reti. Oggi è arrivato a 14, ovvero altre 7 reti in 18 partite: rapporto abissale. L’Inter aveva segnato 14 gol, oggi ne ha in bottino 49, più del triplo. Segno del potere, ma nelle ultime 5 partite ha realizzato solo 6 reti, nelle altre 13 erano state 29.
Domenica è bastato Cassano per fermarla. Ma forse Cassano è calcisticamente più velenoso di Totti. Per Mancini un’altra ora della verità, sennò da qui al Liverpool altro che polveriera.