L’Oratorio di Santo Stefano torna a risplendere

Gita in Brianza per Philippe Daverio: il critico d'arte si recherà domani in quel di Lentate sul Seveso, in provincia di Milano, per una lezione molto particolare. Anzi, per una chiacchierata, come dice lui. «Dimostreremo come la campagna, sul finir del Trecento, si è presa la rivincita sulla città», spiega. L'occasione è la felice conclusione di un lungo restauro operato dall'Arpai (l'Associazione per il restauro del patrimonio artistico italiano, da anni impegnata nella salvaguardia dei beni culturali) sull'oratorio di Santo Stefano nella cittadina brianzola. In concomitanza con l'apertura al pubblico Andrea Kerbaker, organizzatore di eventi culturali, ha pensato con Philippe Daverio a una presentazione per illustrare questo tassello di storia locale, a margine della presentazione del volume L'oratorio di Santo Stefano a Lentate sul Seveso. Il restauro, a cura di Valeria Pracchi ed edito da Silvana editoriale (ore 11).
«L'oratorio è un interessante documento di storia, più che un capolavoro artistico - commenta Daverio -: sul finir del Trecento le grandi città come Milano erano state devastate da un flagello chiamato peste mentre in campagna si viveva molto meglio: è in quel momento che i feudatari locali giocano la loro rivincita». Lo fece anche Stefano Porro, consigliere dell'imperatore Carlo IV e signorotto locale con decise mire espansionistiche: la sua alleanza con il ducato di Como contro quello di Milano non gli porterà fortuna, ma i tanti denari guadagnati gli permisero di finanziare la costruzione del grande oratorio, con un ricco ciclo di affreschi di ispirazioni giottesca realizzati da un allievo di Giovanni da Milano.
È spettato alla restauratrice milanese Paola Zanolini il compito di pulire le mura dallo strato di calce delle coperture poste nel Seicento per svelare le opere pittoriche tardo-trecentesche: «L'oratorio è iperdecorato - spiega Daverio - e merita attenzione perché non sono molte le pitture murali dell'epoca che sono arrivate sino a noi. Il suo artista mescola la grande rivoluzione giottesca con le tecniche della miniatura, a quel tempo molto in voga».
Gli affreschi, con le case alte e colorate come insegnava Giotto e i tanti personaggi in costume (all'epoca perfettamente riconoscibili ai visitatori), ci raccontano di una Brianza ricca e potente, attenta alle novità, ma ancora più ansiosa di dimostrare il proprio prestigio. Non poteva dunque mancare, nella parete di destra della chiesa, un affresco con l'offerta votiva da parte del conte Porro e della sua famiglia: «Considero l'oratorio di Santo Stefano un importate documento di costume dell'epoca oltre che una felice occasione per riscoprire l'arte lombarda che si nasconde in tanti angoli della Brianza», conclude Daverio.