L’orchestra Verdi diventa Spa e ripiana i debiti

(...) il cui progetto è stato studiato per un anno e mezzo, d’accordo con il proprietario dell’Auditorium, vede protagoniste Banca Popolare di Milano e Banca Intesa San Paolo, oltre alla Fondazione Orchestra Verdi ovviamente, che hanno visto nell’acquisto della sala, di proprietà di un privato, Agostino Lioni, un vero e proprio investimento immobiliare. L’Auditorium è un bene prezioso e il quartiere attraversato da Corso San Gottardo, un tempo popolare e degradato, si è notevolmente riqualificato, anche grazie all’attività della sala.
Una parte consistente del debito di 21 milioni di euro che l’Orchestra Verdi ha accumulato è rappresentata, infatti, proprio dall’affitto (non pagato da alcuni anni) della sala di corso San Gottardo, dove l’orchestra prova e tiene i concerti. Diventando proprietaria dell’immobile, tramite la Società Milanese, l’ensemble diretto da Luigi Corbani potrebbe ripianare i debiti. In parte tramite l’affitto della sala ad altre orchestre per concerti o registrazioni (l’auditorium è dotato di uno dei migliori studi di registrazione d’Italia, tanto da essere «frequentato» dalla Deutsche Grammophon, la prestigiosa etichetta discografica specializzata in musica classica), in parte tramite l’attività dell’orchestra.
«In cinque anni ripianeremo i debiti - spiega Luigi Corbani, direttore artistico della Fondazione - in parte tramite l’affitto dell’auditorium, che ci fornirà una “massa finanziaria” con cui rientrare con i debiti, in parte tramite la nostra attività». Sollevato? Soddisfatto dell’operazione? «Sono anni che diciamo che i debiti ce li saremmo pagati da soli - risponde seccamente Corbani -. Noi non chiediamo agli assessori di Comune, Regione e Provincia, nó tantomeno al ministro Rutelli l’elemosina, ma il contributo pubblico che, secondo il principio di sussidiarietà che dovrebbe essere la linea guida delle amministrazioni, ci spetta in quanto associazione senza scopo di lucro che svolge un’attività pubblica. Il debito accumulato - insiste Corbani - non deriva da un’economia dissennata o da sprechi, ma dai disavanzi annuali che per la Scala, che è una fondazione cui partecipa il Comune esattamente come noi, sono stati ripianati dal Comune».