L’orchestra Verdi e la stecca del «provocatore»

«Non posso finanziare una cosa che funziona male a scapito di altre che invece funzionano bene»: la «cosa che funzione male», secondo l'assessore alla Cultura di Milano, Massimiliano Finazzer Flory, sarebbe l'orchestra Verdi, forse la migliore istituzione musicale «privata» italiana. Quelle «che invece funzionano bene» non si sa, l'assessore non lo dice. Fatto sta che a queste vanno i soldi del Comune, alla Verdi no. Improvvisamente Finazzer si mette a fare il duro, abbandonando quella sua levità che talvolta sembra sconfinare nella superficialità. Per l'assessore il «giudizio artistico» sull'orchestra è buono, bontà sua, ma «è meno buono sugli imprenditori che hanno condotto l'operazione», perché «il management ha dei problemi, è finita la stagione delle ipocrisie». Perciò, per la Verdi niente soldi del Comune. Ma con chi ce l'ha, Finazzer, quando parla di «management», col direttore generale e fondatore dell'orchestra, Luigi Corbani? Sarebbe lui l'ipocrita? Ad orecchie maligne le parole dell'assessore suonano più brutalmente così: si potrà parlare di contributi pubblici alla Verdi solo se cambia il vertice amministrativo, cioè se sloggia chi fino ad oggi l'ha gestita. Via Corbani, dunque? E per metterci chi? E se, come credo, non è questo il senso del ruvido rimbrotto, forse Finazzer dovrebbe cominciare a valutare l'effetto «politico» di quello che dice. Magari dando un'occhiata alla storia personale di coloro cui sembra alludere. La Verdi, nata ormai 16 anni fa grazie agli sforzi e alla competenza di Corbani e dei finanziatori che hanno creduto nel progetto, è la più importante se non l'unica istituzione culturale realizzata a Milano nel dopoguerra per iniziativa e con finanziamenti privati. Lo stesso glorioso Piccolo Teatro nel 1947 fu, di fatto, un'operazione tutta politica, finanziata prevalentemente dal Comune di Milano. L'orchestra Verdi perciò meriterebbe maggiore attenzione e sensibilità, oltre a parole più caute. Per fortuna Finazzer poi ha aggiustato il tiro: «Il mio intervento era più che altro una provocazione». Occhio assessore, chi l'ha preceduta era ben altro provocatore. Ora fa il sindaco di Salemi.