L’Orchestra Verdi in giro per l’Italia

Piera Anna Franini

L’Orchestra Verdi è pronta per la “missione speciale”, per il lungo viaggio attraverso l’Italia. Si va nelle città chiave, quindi Torino, Roma, Napoli e Palermo ma il succo di questa tournée sono le soste nei centri fuori dal solito giro di un complesso in trasferta. Spuntano, infatti, le più defilate Lecco, Vicenza, Pescara, L’Aquila, Teramo, Campobasso e Messina.
Una tournée lunga un mese, che parte venerdì 3 novembre da Lecco per concludersi il 23 al teatro Olimpico di Roma. Tredici le tappe in altrettante città e una collana di brani che variamente combinati alimentano otto diversi programmi. Sempre a proposito di numeri: nessuno sponsor, tutto fai-da-te.
A capitanare l’impresa è Marko Letonja, direttore sloveno formatosi tra Lubiana e Vienna, per otto anni carica fissa alla Filarmonica della sua città e poi a Basilea dove però, «a causa dei tagli dei finanziamenti pari al 18% e alla richiesta di ridurre l’organico come se si trattasse di una industria, ho deciso di troncare i rapporti» ci racconta Letonja svelando l’altro volto della Svizzera felix.
Letonja frequenta la Verdi da ormai dieci anni, ha visto crescere quei giovani ora adulti navigati, «musicisti che bravi lo erano anche prima, ma nel frattempo hanno sviluppato un buon senso d’ascolto tanto da risultare un complesso da camera allargato» osserva.
Lo si è visto l’ultima volta in aprile, in sostituzione di un concerto di Riccardo Chailly. Lo rivedremo in questi giorni all’Auditorium mentre l’orchestra scalda i muscoli (domani, giovedì e sabato) e ripassa parte di un programma di viaggio condiviso con il pianista Benedetto Lupo impegnato nel Terzo Concerto in re minore op.30 di Rachmaninov e in quello in la minore op.54 di Schumann.
Sempre nel baule della Verdi, la Sesta Sinfonia di Cajkovskij, Le Sacre du printemps di Stravinskij e quattro rivisitazioni di Gabrieli, Boccherini e Schubert riletti da Berio, Maderna e Webern.
«Ci auguriamo che a Roma ci sia Rutelli o chi per lui», auspica Luigi Corbani, «perché questa tournée ha anche un significato simbolico: ribadire il concetto che la cultura non vive con lo star system, richiede semmai la creazione di una struttura. E per struttura intendo anche le orchestre che sono state chiuse e di cui sono sprovviste tante città italiane, specie nel Sud».
L’intero progetto è nato in collaborazione con il Cidim (Comitato nazionale italiano musica) che, «dopo l’incontro-conferenza del 20 febbraio 2005, ha creato questa rete di contatti» con un occhio di riguardo al Meridione.
Quanto al pubblico, sold out e prevendite di successo rincuorano ma allo stesso tempo spingono Corbani sul piede di guerra, di una guerra di cifre «che alla fine risulteranno uguali a quelle di una tournée di un gruppo o di un musicista di musica leggera, soltanto che noi non facciamo notizia».