L’orco e Fiona in dolce attesa difendono il trono

Esce nelle sale il terzo episodio della saga in cui i buoni sono brutti e i cattivi sono belli

La serie Shrek giunge alla terza puntata con la regia di Chris Miller. Infatti il film uscirà in anteprima, nelle maggiori città e centri di villeggiatura, già mercoledì prossimo e in alcuni cinema addirittura in questo fine settimana; mentre la programmazione normale comincerà venerdì 31.

Nel 2002, alla prima puntata, Shrek - orco orrendo e bonario, obeso e pustoloso, rozzo e petomane - aveva fruttato incassi per mezzo miliardo di dollari nelle sale, più cinquanta milioni di dvd venduti. Evento ancor più insolito per un film d’animazione, almeno allora, Shrek era nella rassegna principale del Festival di Cannes.

Relativa ma efficace, la trovata del film era di risalire al modulo dello struggente Freaks di Tod Browning (dvd Ermitage), girato nel 1932 e interpretato da persone con reali deformità in ruoli di vittime, dunque di «buoni». Di lì a poco il cinema per ragazzi avrebbe però preso un orientamento opposto con i cartoni della Disney, dove aspetto e comportamento erano connessi, come nella cultura greca classica.

Con Shrek, progetto della Dreamworks di Steven Spielberg, quello schema era capovolto, perché i buoni erano brutti e i cattivi belli. Politicamente corretto, agli ingenui il giochetto poteva parere, oltre che progressista, un vero progresso. In realtà è l’esito di un meccanicismo uguale e contrario al precedente. Equità sarebbe vedere un giorno che la dignità prescinde dal fisico in un senso come nell’altro, anche se soffrire per il proprio aspetto deludente non rende migliori.

Commercialmente, la formula ha funzionato. Shrek III attinge a piene mane alla cinefilia, mescolando riferimenti alla realtà e alla storia del cinema, col risultato di addolcire i critici che si ritrovano destinatari di un «codice» per loro, che non si sentono molto belli, né molto stimati, perciò si commuovono facilmente...

Allo spettatore cui sfuggano certe allusioni e allegorie, resta un prodotto brillante e sobrio, talora compiaciuto della propria funzionalità. Prodotto seriale, che somma ai riferimenti a leggende e fiabe, spesso mutate di segno, un modo per innovare in un solco già familiare. Per esempio: si parte dall’agonia del suocero di Shrek, re rospo che reclama un erede al trono, mentre sua figlia Fiona si dice incinta. Così Shrek parte, in cerca di un Artù che sembra un incapace e lo è davvero, e nella capitale cresce un complotto contro il trono.

Chi vuol rovesciare il regime caro a Shrek e Fiona? I magri, gli slanciati, gli eleganti. Li impersonano un principe azzurro con un passato nel mondo dello spettacolo, la Regina cattiva (di Biancaneve) e Capitan Uncino (di Peter Pan). I personaggi disneyani sono dunque nemici di Shrek. Che, nelle intenzioni di Spielberg, è il suo alter ego, l’ennesima incarnazione dell’immigrato, del meteco, dell’apolide, insomma di tutti i diseredati, con i quali il regista americano ama identificarsi, sebbene pochi come lui abbiano avuto tanti trionfi negli Stati Uniti.

Si noti: mentre Spielberg fa il suo lavoro, convinto - come tutti a Hollywood - che sia sporco, ma che qualcuno debba farlo, Zack Snider riprendeva i personaggi del disegnatore di fumetti Frank Miller, quelli di 300, e ne traeva un altro successo, però più inatteso. Facilmente gli stessi ragazzini entusiasmatisi per gli apollinei Leonida e seguaci di quel film sull’eroismo spartano alle Termopili, si divertiranno con Shrek III, inconsapevoli che il deforme traditore Efialte di 300 sarebbe - almeno per fattezze - il figlio di Shrek e Fiona.
SHREK III di Chris Miller (Usa, 2007), film d’animazione, min. 93