L’ordine dei medici sceglie il nuovo consiglio tra accuse, veleni e «ritorni» degli ex

Si scalda il clima sulle elezioni dell’ordine dei medici che si terranno da domani a lunedì. Un intervento pubblico dell’ex presidente Sergio Castellaneta che mette nel mirino il consiglio uscente, provoca dure reazioni. «Non voglio polemizzare sulla scelta fatta di inviare una lettera, casualmente, a ridosso delle elezioni ma vorrei ricordare al collega, assente dall'Ordine da 5 anni che molte cose sono cambiate e non certo in peggio come lui vuole fare intendere con malcelate affermazioni che offendono la classe medica - replica secco Alberto Ferrando, presidente della federazione regionale ordini dei medici - I medici e soprattutto i cittadini hanno bisogno di risposte, di interventi e la via dell'urlo e della polemica molte volte serve a ben poco. Urlare e criticare è facile, costruire molto più difficile ma è l'unico modo per avere dei risultati».
Poi arriva la stoccata a proposito delle elezioni imminenti. «Solo ora alcuni medici che non hanno mai partecipato all'attività dell'Ordine, anche se ne avevano la possibilità, promettono azioni incisive per la categoria - incalza Ferrando - Pur sapendo che azioni incisive si possono fare (e sono state fatte dall'attuale consiglio e dalla federazione regionale) grazie alla capacità di costruire e dedicando tempo per il bene comune, dei medici e dei cittadini».
Il presidente della Federazione rivendica il fatto che la lista coordinata da Enrico Bartolini presenta dei «fatti e non parole» e invita chiunque ad andarsi a leggere il programma e le cose già svolte in questi anni scaricandolo da internet dal sito www.apel-pediatri.it/. «Alcuni medici confondono la libertà e autonomia della professione con la liceità e l'arbitrio della stessa - conclude Ferrando - A questi medici ricordiamo il nostro codice deontologico che riporta i concetti ippocratici del bene della persona. Invitiamo i colleghi che hanno paragonato l'ordine alla “bella addormentata” e che si sono risvegliati solo ora prima delle elezioni che non necessariamente bisogna essere “al timone” per contribuire in maniera propositiva e costruttiva per la causa comune. Importante è fare; parlare e promettere serve a poco».