L’Ordine dei medici si schiera: «Modificate il decreto Bersani»

Piero Pizzillo

Ormai non si contano più le proteste contro il decreto sulle cosiddette «liberalizzazioni», da più parti criticato e detestato, che prende il nome dal ministro proponente, cioè il diessino Pierluigi Bersani, di provenienza Pci. É una valanga. Di giorno in giorno spuntano categorie «contrastate» dal famoso ma da tanti malvisto provvedimento, emanato alla chetichella, quasi un blitz, forse per timore delle ire dei destinari, con il solo placet del presidente Prodi e del sottosegretario Letta, all’insaputa degli altri membri del governo.
Oggi è la volta dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Genova, che al termine della riunione del Consiglio dell’Ordine hanno emesso un ordine del giorno, per sensibilizzare i parlamentari liguri, prima della conversione definitiva in legge, «al fine di una maggiore tutela del paziente - utente e del medico cittadino». Nella premessa del documento vengono analizzati i contenuti dell’articolo 2 del decreto, e «sottolineati doverosamente» alcuni punti. In primo luogo - si legge nell’odg - obiettivo primario degli Ordini dei medici è la tutela della salute del cittadino da inquadrare nel rapporto di fiducia medico - paziente. Entrando nello specifico, ad esempio per quanto riguarda la pubblicità, il Consiglio evidenzia che bisogna distinguere tra i concetti di pubblicità e quelli di informazione, dando così agli Ordini la possibilità di intervenire attraverso il codice deontologico a salvaguardia della salute del cittadino, affinchè lo stesso non si affidi a «ciarlatani» o abusivi. Inoltre, l’abusivismo potrebbe essere favorito, laddove è prevista dalle nuove norme la possibilità di costituire società interprofessionali, senza regole che ne garantiscano la trasparente distinzione delle competenze professionali specifiche. Altro punto messo in discussione è quello relativo «alla modalità di pagamento dei servizi professionali, che così come prevista, potrebbe creare disagi e aggravi di spesa per i cittadini». Comunque, prima della conversione, il decreto deve essere rivisto e corretto.