L’ordine segreto: sparate sui rapitori e sui rapiti

La direttiva dell'esercito israeliano: fare di tutto per evitare sequestri. Dati impressionanti: liberati 12mila in cambio di 15

Israele, nella sua storia di oltre mezzo secolo, ha liberato 12482 prigionieri in cambio di 15 soldati dello Stato ebraico. Non solo: in alcuni casi ha ottenuto solo le ossa dei suoi uomini morti in battaglia. Un prezzo enorme che si basa sul concetto di non lasciare mai indietro nessuno. Hamas lo sa bene e poche ore dopo la liberazione di Shalit ribadiva che tutti i prigionieri palestinesi devono venir rilasciati «ad ogni costo», anche quello di nuovi sequestri di soldati d'Israele.
In 54 anni, secondo i calcoli del quotidiano Haaretz, lo Stato ebraico ha dovuto rilasciare una media di 800 prigionieri per ogni militare riportato a casa. Nel 1985 furono liberati 1150 detenuti in cambio di tre soldati catturati in Libano. In seguito si cominciò a trattare sui resti dei militari. Il corpo di un sergente israeliano ucciso nel 1997 nel Paese dei cedri venne scambiato con 65 prigionieri e i cadaveri di 40 miliziani sciiti. Nell'ottobre 2000 tre soldati israeliani vennero uccisi durante un'incursione di Hezbollah. Quattro anni dopo tornarono indietro i corpi, assieme all'ex colonnello Elchanan Tenenbaum rapito in Kuwait, in cambio di 430 prigionieri, in gran parte palestinesi. Per il pilota Ron Arad, abbattuto nei cieli del Libano, gli israeliani rapirono esponenti di spicco delle milizie sciite come sheik Abdul Karim Obeid e Mustafa Dirani. Arad è stato probabilmente ucciso sotto tortura in Iran, ma i due sequestrati eccellenti tornarono a casa nello scambio del 2004.
Poche ore dopo la liberazione di Shalit il numero due di Hamas, Mussa Abu Marzuk, ha minacciato: «Israele deve liberare tutti i prigionieri. Se non saranno rimessi in libertà in modo normale, avverrà per altre vie». I suoi seguaci hanno inscenato manifestazioni in Cisgiordania invocando nuovi rapimenti di soldati israeliani.
Tsahal, l'esercito israeliano, emanò un ordine segreto nel 1986 che autorizza i militari a sparare sul commando di rapitori «anche se significa colpire i propri soldati» presi in ostaggio. Dopo la cattura di Shalit i comandanti sul terreno hanno dato istruzioni sempre più drastiche. Il tenente colonnello Shuki Ribak, in vista dell'attacco a Gaza del 2008, sentenziò: «Nessun soldato di questa unità può venir rapito in qualsiasi circostanza. Significa che dovete far esplodere una bomba a mano saltando in aria con chi tenta di sequestrarvi».