L’orfana che divenne stilista amando gli uomini giusti

Tutti pazzi per Coco: escono due film sulla regina della moda: uno sul rapporto con Stravinskij, l’altro sulla sua triste e dura giovinezza. Cresciuta in orfanotrofio, ha fatto i lavori più umili prima di diventare famosa

Parigi - Una bambina della Francia centrale, lasciata in un orfanotrofio con la sorella Adrienne, che ogni domenica aspetta invano il padre che vada a trovarla. Una cantante da modesti caffè-concerto dalla voce troppo flebile, che affronta un pubblico di soldati sbronzi. Una sartina relegata a rifare orli nel retrobottega di un sarto di provincia. Un'apprendista-cortigiana troppo magra, di idee troppo audaci, che si rifugia dal suo protettore Etienne Balsan, ereditiere un po' fiacco e troppo convenzionale per questa donna ligia solo ai codici da lei stessa ideati, a disagio tra cocotte e gaudenti. Una sentimentale consapevole che non sarà «la donna di nessuno», nemmeno dell'amatissimo Boy Capel. Una ribelle alla quale convenzioni e abiti dell'epoca impediscono di respirare, tanto che si vestirà con camicie di amanti, maglioni da soldato, e la stoffa fino ad allora tipica della biancheria maschile.

Ecco la storia di Coco Chanel. Poche personalità, partite da così lontano - verrebbe da dire: da così in basso -, hanno lasciato tale impronta nella storia e soprattutto nel presente. Nel 2009 almeno tre film sono stati dedicati a questa creatrice fuori dal comune: Coco avant Chanel (Coco prima di Chanel) di Anne Fontaine, su gioventù e inizi della grande Mademoiselle, che ha il volto di Audrey Tautou; Coco Chanel, film-tv in due parti del canadese Christian Duguay, dove Shirley MacLaine è la stilista senescente, sul punto di tornare sulla scena della moda parigina, dopo gli amori scandalosi con un ufficiale tedesco durante la guerra - episodio troppo spesso taciuto - e l'esilio svizzero di dieci anni; infine Chanel et Igor Stravinsky di Ian Kounen, che il 24 maggio chiuderà il Festival di Cannes. Nel film, su uno dei legami più misteriosi della stilista, tanto più appassionato quanto più segreto, c'è la sublime Anna Mouglalis.

Ma non fu la passione a mancare a Chanel. Né gli uomini celebri: amò, fra gli altri, il granduca Dimitri Pavlovic di Russia, cugino esiliato dell'ultimo zar, che le avrebbe ispirato la forma del flacone del profumo "N° 5 ", ricalcato sulla fiaschetta di vodka dell'esercito russo, e il duca di Westminster, l'uomo più ricco d'Inghilterra, cui lei scippava golf, cappotti foderati di pelliccia, berretti da marinaio e abiti in tweed per trarne le sue creazioni. Però il compositore spicca. La prima volta s'incrociano a Parigi nel 1913. Coco Chanel è follemente innamorata di Boy Chapel, ma è soprattutto dedita al lavoro. Igor Stravinsky prova La sagra della primavera. Le dissonanze

rivoluzionarie della partitura del musicista evocano per molti versi il lavoro radicale della creatrice. Alla prima della Sagra c'è anche Coco, con uno sgargiante abito bianco, in contrasto con le tenute da sera della cupa borghesia parigina. Troppo moderni e anticonformisti, la musica e il balletto sono presi a sputi dalla sala in rivolta. Igor è inconsolabile. Sette anni dopo, Coco, nonostante il succcesso, è devastata dalla scomparsa di Boy, l'uomo che ha più amato, quello che l'ha lanciata e che ora è morto in un incidente d'auto. Da parte sua, Igor, a causa della rivoluzione russa, è rifugiato a Parigi, rovinato. Diaghilev, l'impresario dei Balletti russi, organizza l'incontro. Coco propone allora a Igor di ospitarlo nella sua nuova villa a Garches. Il compositore vi si stabilisce a inizio estate, con la moglie Catherine, tisica, i quattro figli e una voliera. Comincia allora la storia che ha ispirato, dopo tanti altri, il regista Jan Kounen. Infatti Coco ha attirato l'attenzione anche di Paul Morand, autore de L'allure Chanel, pubblicato nel 1976; di Louise de Vilmorin, che le ha dedicato un libro di memorie; infine di Edmonde Charles-Roux, autrice della principale biografia di Mademoiselle: L'irregolare (Rizzoli).

Da dove veniva lo strano potere di fascinazione di questa donna? Dalla riuscita folgorante come autodidatta, certo, dall'inesauribile capacità di creazione che ha profondamente cambiato la società. Liberò il corpo della donna da corsetti, berretti e imbottiture varie per ideare la nuova silhouette, sottile, androgina, tuttora prevalente. Per prima tagliò i capelli à la garçonne e lanciò la moda della bigiotteria, esortando le donne addobbate di parure rutilanti a non «esporre l'argenteria» oppure tanto valeva passeggiare «con un assegno a collo». La lista sarebbe lunga. Insomma, se la sua vita continua a sedurre gli artisti e ad affascinarci, è perché Coco Chanel incarnò meglio di chiunque la donna moderna... prima d'inventarla.