L’orgoglio del Pdlora processa Tremonti"Politiche sbagliate..."

Da Cicchitto a Brunetta i socialisti azzurri accusano: "I suoi tagli lineari sono la negazione del riformismo. E poi non ha fatto nulla per la crescita". E dopo le accuse di Ferrara tutti schierati con Alfano: <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/tutti_schierati_alfano_non_ruba_scena_s... target="_blank">"Non ruba la scena a Silvio"</a></strong>

Milano - L’orgoglio che non ti aspetti si materializza al Palazzo delle Stelline, luogo storico dei socialisti milanesi, tanto che in passato, tra le solite mille proteste, si era proposto di intitolarlo Bettino Craxi. Sale piene di gente dalle dieci fin dopo l’una al convegno «I socialisti riformisti nel Pdl», voluto dal capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

Clima di ottimismo non scontato, all’indomani della caduta del governo Berlusconi, tumultuosamente sostituito dai professori di Mario Monti. Cicchitto legge il messaggio del segretario nazionale, Angelino Alfano, e sintetizza la linea del Pdl: «Saremo leali senza subalternità. Non giocheremo a buttare giù il governo. Mi auguro un bipolarismo meno selvaggio dell’attuale».

Sul palco sfilano Margherita Boniver, Renato Brunetta, Stefano Caldoro, Giuliano Cazzola, Sergio Pizzolante, Alessandro Colucci. Socialisti ma non solo. Partecipano il vicecapogruppo vicario del Pdl, Massimo Corsaro, ex An, il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, di Rete Italia, Gaetano Quagliariello, di ascendenze liberali.
Il convitato di pietra è il pur socialista Giulio Tremonti, il super ministro del Tesoro ritenuto il responsabile della crisi di affidabilità economica del governo Berlusconi. Va all’attacco Cicchitto: «Dal 2008 abbiamo fatto diverse riforme: l’università, la scuola, la pubblica amministrazione. Però ci sono stati due punti deboli». Che poi hanno entrambi per nome Giulio e per cognome Tremonti. «Il primo punto debole sono i tagli lineari, la negazione del riformismo, perché se tagli tutto, colpisci anche settori che non dovevano essere toccati, come le forze dell’ordine e la scuola».
Il secondo punto debole è «la mancata ricerca di una politica di crescita». E anche qui l’imputato è sempre lui, l’ex ministro Tremonti. Approfondisce il concetto Renato Brunetta, non nuovo ad alterchi sostanziali con colui che era superGiulio: «L’errore politico di Tremonti, che purtroppo si è esteso al governo, è stato di non affiancare agli antibiotici le vitamine», Una cura da cavallo che ha fatto stramazzare il malato. In prima fila, ad assistere al processo politico, c’è Marco Milanese, l’ex braccio destro di Giulio Tremonti, protagonista di una vicenda giudiziaria (e di condivisione immobiliare) ancora non del tutto chiarita.

Per usare un termine professorale, adatto ai tempi, l’atteggiamento generale è di responsabilità verso il governo Monti. Ma con il dovuto distacco e nell’esercizio quanto mai pieno dello spirito critico. Margherita Boniver, deputata e già inviata del ministro Frattini per le emergenze umanitarie, ironizza sui poteri forti: «Quando saranno pubblicati i redditi di questa compagine ministeriale, vedremo con chiarezza che non sono redditi forti, ma fortissimi». E ancora: «Basta con questa ortodossia monetarista. Siamo in una fase anarco-capitalistica».

Massimo Corsaro, tra i fautori del voto subito, spiega di essersi adeguato per «disciplina di partito», ma che per lui «la stella polare» restano il bipolarismo e il primato della politica. Tiene alto l’umore della platea scherzando su Massimo D’Alema che, davanti al biglietto di Enrico Letta a Monti intercettato dai fotografi, osserva preoccupato che i politici non dovrebbero essere spiati. Una specie di assist per Corsaro: «O D’Alema era distratto negli ultimi mesi oppure è uno str... Decidete voi».

Maurizio Lupi dà i numeri del tesseramento nazionale al Pdl, arrivato a quota 1.180.000 iscritti, persona più persona meno: «Tutti celebrano i funerali di Berlusconi e del Pdl e invece tutti e due sono sempre più forti. È incredibile che un partito, nel momento dell’attacco più pesante, abbia con sé oltre un milione di persone che credono in questo progetto. E vogliono metterci la faccia». Ancora a scanso di equivoci sulla scia di Todi: «Un partito cattolico è antistorico e non coglie lo spirito dei tempi». Insomma, secondo gli animatori di questo sabato alle Stelline, il futuro continuerà a chiamarsi Pdl.