L’ORIGINE DELLA VITA

Uno scienziato analizza un tema che chiama in causa la coscienza di tutti. E prende posizione su un nodo cruciale

Quando siamo già uomini e quando siamo «soltanto» embrioni? Quando e come la clonazione terapeutica è eticamente lecita? Quali esami pre-natali è lecito o non è lecito fare, in vista della libertà di scelta dei genitori e della diagnostica delle malattie del nascituro? Sono domande cui scienza, etica laica e fede religiosa, faticano a trovare risposte comuni. Sono quesiti che difficilmente possono essere risolti una volta per tutte, almeno per quanto riguarda una soluzione che si trasformi in norma, in leggi dello Stato. Leggi che potevano sembrare giuste, avallate da parlamenti e maggioranze referendarie, alcuni anni fa, ora lo sembrano di meno. E suscitano nuovo dibattito. Il caso della 194 e della moratoria sull’aborto, su cui la discussione è aperta sia tra laici, sia tra cattolici, è il più evidente.
Non stupisce allora che il nuovo libro di Edoardo Boncinelli, il più noto biologo molecolare italiano, che insegna all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, faccia discutere il mondo scientifico e non solo. L’etica della vita. Siamo uomini o embrioni? (Rizzoli, pagg. 185, euro 12) non è un libro urlato. Boncinelli, da scienziato, basandosi quindi su conoscenze scientifiche condivise, anche se magari non poi così ben divulgate, cerca di ricostruire il percorso fisiologico che porta dal concepimento fino all’individuo adulto. Mettendo davanti a chi legge ciò che secondo lui, come scienziato, è osservabile e determinabile lungo il percorso lungo e misterioso che porta una cellula uovo a replicarsi sino a produrre altri 50mila miliardi di cellule.
Ne esce un percorso affascinante che accompagna il lettore dalla morula (il primo gruppo di cellule che vanno a impiantarsi nell’utero) sino ai processi complessi che portano il bambino a riconoscere il viso dei genitori e a parlare.
In tempi come questi, ciò su cui si focalizza chi compulsa queste pagine sono le domande che scottano, quelle in cui si spera che la scienza fornisca quel dato in più, il dato risolutivo. Boncinelli non si sottrae, ma le risposte che dà rischiano di scontentare un po’ tutti. Con cautela e misura, prende posizione: fra le quattro opzioni possibili sull’attimo che sancirebbe l’inizio dell’essere umano come individuo (il concepimento, la «gastrulazione», l’elettroencefalogramma attivo alla ventitreesima settimana, la nascita), mostra di propendere per la seconda, peraltro sottoscritta dall’autorevole Commissione Warnock. Alla fine del processo di gastrulazione, al quattordicesimo giorno dal concepimento, l’essere umano diventa, scientificamente parlando, «individuo» a seguito di tre eventi fondamentali: l’embrioblasto perde la capacità di dar luogo a più di un individuo e si dedica alla costruzione di un solo specifico embrione; viene stabilito quale sarà l’asse corporeo principale; le cellule dell’embrioblasto si dilaminano in tre «foglietti germinativi» da cui si origineranno tutti i tessuti, a cominciare dal tubo neurale, il precursore del sistema nervoso centrale.
Allora se questo è un individuo, da questo punto in poi, potrebbe argomentare qualcuno, l’aborto è un omicidio. Se a quattordici giorni c’è un essere umano irripetibile, che non può diventare null’altro che quello specifico essere umano, lì c’è il diritto alla vita sacro e inviolabile. Qualcun altro potrebbe invece puntare il dito sul prima, facendo notare che allora la ricerca sulle staminali embrionali non deve essere vietata, così come la diagnosi pre-impianto.
Su questo Boncinelli si dichiara infatti più che possibilista. Da scienziato è però attento a presentare anche tutti i metodi alternativi che consentirebbero di ottenere gli stessi risultati medici (risultati molto spesso ancora teorici): come le staminali adulte, le totipotenti estratte dal liquido amniotico, l’impiego di un solo blastomero lasciando gli altri sette allo sviluppo, e sottoponendole allo stesso vaglio critico di quelle più discutibili e discusse. Più in là non si spinge.
Non c’è dubbio però che qualcuno cerca e cercherà di tirare libro e autore per la giacchetta. Ma occorre ricordare ciò che l’autore scrive all’inizio: «la vita alberga un po’ in un organismo e poi si trasmette». Come a dire che è dono e mistero da amare e studiare, prima che campo di battaglia politico.