L’orso immigrato ormai è una star

Ora il plantigrado ha un nome: Ji1. Anche il fratello ne fece di tutti i colori

Eleonora Barbieri

Il ricercato speciale ha un'identità ma, per ora, cacciatori e guardie forestali della Baviera devono accontentarsi delle poche tracce lasciate dall'orso italiano lungo la sua incursione oltre confine: una grossa impronta, una decina di pecore azzannate, qualche pollaio in subbuglio.
L'ordine del ministro dell'Ambiente bavarese, Werner Schnappauf è sempre lo stesso: pur di catturarlo, si può anche abbattere. Ma lui è scappato, forse verso il Tirolo - dove vige un'analoga licenza di uccidere - o verso il suo Trentino. Gli esami di laboratorio sembrano confermare che l'orso è proprio un «immigrato»: secondo le prime analisi del Dna si tratterebbe infatti di Jj1, primogenito dei venti cuccioli di Joze, il padre dei venti giovani orsi del Parco dell'Adamello-Brenta. Non solo: Jj1 è il fratello maggiore di Jj2, un animale che l'anno scorso ha fatto parlare di sé a causa del carattere vivace e della passione per le zone di confine austriache.
L'orso potrebbe quindi essere sulle tracce del fratello minore o, magari, ha soltanto ereditato dal padre il comportamento anomalo già mostrato da Jj2 che, dopo aver creato il panico l'estate scorsa, da settembre è scomparso: «Potrebbe essere stato abbattuto illegalmente tra l'Alto Adige e la Svizzera», ha spiegato ieri Giorgio Carmignola, vice direttore dell'Ufficio per la caccia e la pesca della provincia autonoma di Bolzano. «L'orso bruno avvistato in Baviera - ha precisato Carmignola - non ha mostrato finora atteggiamenti aggressivi nei confronti dell'uomo», ma tanto clamore fa «una brutta pubblicità» ai suoi colleghi.
Infuriate le associazioni animaliste: «Una decisione tipicamente tedesca - ha commentato Hubert Weinzierl, presidente dell'ente di tutela della natura Naturschutzring -: ci rendiamo ridicoli». Ma il presidente bavarese Edmund Stoiber ha difeso l'iniziativa del suo ministro, che considera l'animale pericoloso per l'uomo perché «fuori controllo» anche se, finora, le sue uniche vittime sono state undici pecore.
L'orso trentino ha trovato i suoi paladini in Italia, con il neoministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio in prima fila: «Lo salveremo - ha promesso -: sicuramente non poteva sapere di aver superato i confini nazionali». Il direttore del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise ha tentato di rassicurare le autorità bavaresi: «Pochi giorni fa, lungo la strada regionale marsicana - ha spiegato Aldo Di Benedetto - una coppia di orsi si è concessa a fotografi e telecamere in assoluta tranquillità. Nel nostro Parco gli orsi sono oggetto di studi, investimenti economici e campagne per la salvaguardia della specie, in Germania ci si preoccupa perchè un esemplare visita qualche pollaio».
Indignati i cugini britannici, tanto che una compagnia di assicurazioni ha preparato una polizza da un milione di sterline (1,46 milioni di euro) per coprire i danni subiti dai bavaresi: «L'obiettivo è di incoraggiare la gente a non abbattere l'orso - ha spiegato Simon Lance Burgess, direttore della British Insurance -: è uno splendido animale».
Intanto anche la diocesi di Monaco è scesa in campo a difesa dell'orso trentino che nei giorni scorsi ha fatto strage di pecore e polli in Baviera e per farlo ha evocato addirittura quello che sarebbe un pellegrinaggio per ottenere la protezione pontificia.