L’Oscar del migliore del mondo? Lo ha vinto quello di Tirana

Vizi privati e pubbliche virtù dei sindaci delle città che comandano il mondo. Che spesso sono più potenti dei loro capi di Stato

Il fumo di Londra è rosso
Ken il Rosso è figlio di un marinaio e di una ballerina e sembra uscito da un film. Anche grazie a un paio di battute da cinema tipo: «La Gran Bretagna ha fatto all’Irlanda lo stesso male che Hitler ha fatto agli ebrei». Oppure: «Sarebbe bello abolire la monarchia. Che ci serve una come la Principessa Anna?». Oltre alla regina è riuscito a farsi nemici Margareth Thatcher e Tony Blair, che lo ha espulso dal Labour. Ken Livingstone è vanitoso, ribelle, permaloso. Ma Londra lo adora e lo celebra come un divo. Dal suo municipio di cristallo una volta ha minacciato di dirottare i rumorosissimi voli notturni di Heathrow sui cieli proibiti della residenza reale: «Li disturbiamo? Meglio la felicità per tanti che per pochi...». Dio salvi la regina dal casino...
Parigi, oh cara
Sembra mite, esile, vulnerabile. Ma è fatto d’acciaio. Bertrand Delanoë ha sangue toscano nelle vene, ma gelido. Per restare sindaco di Parigi ha rinunciato a un seggio da senatore, per restare se stesso ha dichiarato in diretta tv senza tremare la propria omosessualità, pigliandosi per questo un paio di coltellate da un arabo folle. Si alza all’alba, guida un’automobile a batteria e ha preferito riconvertire i mille metri quadrati di appartamento che spettano al sindaco in un asilo per i figli dei dipendenti comunali. Ha inventato le notti bianche, ma qualche luna ce l’ha anche lui: una volta si è scagliato contro i topless sulla spiaggia del Lungosenna, un’altra contro l’esposizione pubblica della Croce. Parigi non vale più nemmeno la messa.
È glamour il cielo sopra Berlino
La sua frase più famosa non è «Siamo tutti berlinesi», ma «Ich bin schwul und das ist auch gut so». Cioè: sono omosessuale e va bene anche così. Klaus Wowereit è un tipo che piace, Berlino gli perdona di tutto, disoccupazione al 17%, 70 miliardi di euro di debito e non si scandalizza per nulla se Wowi si presenta alle feste elettorali del partito mano nella mano con il suo partner Joern Kubicki. Anzi, lo amano proprio per essere così, mondano e alla moda. «The glamour guy», o «Il Cigno», è il sindaco che ha fatto di Berlino una città da set cinemotografico hollywoodiano, mai così frequentata dai turisti. Molti lo vedono Cancelliere sicuro. Sarebbe il vanto del Cigno...
Il primo cittadino kamikaze
Shintaro Ishihara adora i kamikaze. Quelli giapponesi, però, li ha sempre considerati degli eroi. Al punto da scrivere e produrre un film sui tokkotai, i piloti suicidi, ai limiti dell’apologia del militarismo: Vado a morire per te. Successo strepitoso. Proprio grazie a questa pellicola l’ardente nazionalpopulista si è ripreso, a 75 anni, la sua Tokyo. La guerra vera, lunga, feroce e senza esclusione di colpi, l’ha combattuta invece contro i corvi, colpevoli di danneggiare l’agricoltura, gli impianti elettrici e le ferrovie. Battaglia vinta dopo quattro anni. Al grido di Banzai...
La Cina è vicina
Quando fu messo alla guida della capitale Pechino stava morendo di Sars. Era il febbraio del 2004 e Wang Qishan aveva un migliaio di contagiati solo in città. Ora prepara le Olimpiadi del 2008 e la Sars è solo un brutto ricordo. Il problemi adesso sono altri: «Quando mi sono insediato c’erano un milione di automobili: ora sono triplicate. Troppe. Dobbiamo puntare tutto sui metro». Anche perché saranno tre milioni le persone che sbarcheranno nella capitale per i Giochi, si lavora a impianti, infrastrutture, servizi. Ha un solo snobismo: ha bandito i cartelloni pubblicitari che promuovono il lusso, perché, dice, fanno crescere l’odio tra i ricchi e poveri. Un uomo di classe...
Un bambino prodigio ospita la Casa Bianca
Adrian Fenty ha solo 35 anni, ma si muove già con la durezza di un veterano. E non ha paura di prendere decisioni impopolari. Per esempio a capo della Polizia di una delle città con il tasso di criminalità più alto d’America ha voluto una donna bianca e bionda, Cathy Lanier, 39 anni, madre a 14 anni e divorziata a 16, cresciuta senza padre nelle periferie più povere. In una Washington in gran parte afro-americana dove otto poliziotti su dieci sono neri ci voleva coraggio. Ma lui è abituato a correre da solo: quando decise di presentarsi candidato sindaco nessuno dei suoi colleghi firmò il suo manifesto elettorale. E lui è diventato il più giovane sindaco della capitale. Ora si batte contro la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il trentennale divieto di possedere armi a Washington. Perché gli unici pistola rimasti erano quelli che non avevano firmato per lui...
Lo zar

di Mosca
Ha promesso una crescita dei salari medi fino a 43mila rubli, 1250 euro, e la costruzione di nuove case entro il 2011 per 20 milioni di metri quadri. Yuri Luzhkov governa Mosca da 16 anni e non ha intenzione di mollare. Nessuno è riuscito a scalfire il suo potere, né la guerra che Eltsin gli scatenò contro, né i disinvolti affari immobiliari della moglie intorno al Cremlino. L’ultima del sindaco miliardario è bella tosta: si è offerto di finanziare di tasca propria l’acquisto di piccole utilitarie per alleggerire il traffico infernale, dato che gli ingorghi sono ormai la regola e costruire metro su metro non è servito a niente. Ha offerto parcheggio gratis e pagamento cash. C’è già una fila lunga così...