«L’Oscar al peggior governo»

da Roma

Una decina di giorni fa era toccato alla Finanziaria, messa sul banco degli imputati da Fitch e Standard & Poor’s, due delle più importanti agenzie di rating internazionale. Ieri, invece, la bocciatura è arrivata direttamente a Tommaso Padoa-Schioppa, che della manovra per il 2007 è il principale artefice. Ultimo - secondo l’impietosa pagella del Financial Times - nella classifica dei ministri dell’Economia dell’Unione europea. Notizia accolta nel centrodestra con un misto di preoccupazione e ironia.
Silvio Berlusconi, che più d’una volta ha avuto a che fare con gli strali del quotidiano britannico, sceglie la via del silenzio. Con i suoi, però, non nasconde una certa soddisfazione. Perché - dice il Cavaliere a più d’un parlamentare - quello di Padoa-Schioppa è un voto prevedibile e «del tutto meritato». Secondo Paolo Bonaiuti, invece, a Prodi dovrebbe andare «l’Oscar per il governo peggiore del dopoguerra». Perché, spiega il portavoce del leader di Forza Italia, «dopo la stangata sul bollo che colpisce tre milioni di automobilisti, dopo aver tassato ferocemente il ceto medio e le categorie produttive», la sinistra è «riuscita in cinque mesi a battere ogni record negativo». Per il capogruppo azzurro al Senato Renato Schifani, invece, «stavolta Prodi ha finalmente messo tutti d’accordo» visto che «il Paese intero è contro questa Finanziaria». Per questo, Schifani lo invita a «prendere atto» e «fare responsabilmente un passo indietro». Ironizza l’azzurro Francesco Giro, che si chiede se «la pesante bocciatura di Padoa-Schioppa» non preluda «un imminente declassamento del rating italiano anche da parte di Moody’s, unico organismo di valutazione che ancora non ha pronunciato la sua sentenza sull’Italia». Di «ennesima bocciatura per Prodi e i suoi ministri» parla invece il deputato di Forza Italia Maurizio Lupi, mentre per Isabella Bertolini si avvicina una «Finanziaria che taglierà le gambe al Paese». «Soffocherà la nostra economia e - dice la parlamentare di Forza Italia - sarà come sabbia nei motori dell’Italia». Duro anche il senatore Giampiero Cantoni, secondo il quale «questo governo non ci rappresenta più». Un esecutivo, chiosa Benedetto Della Vedova, «in preda al furore fiscale». «Montezemolo - aggiunge il presidente dei Riformatori liberali e deputato azzurro - si lamenta ma la responsabilità, spiace dirlo, cade anche su chi come lui ha appoggiato questo centrosinistra». Torna su Padoa-Schioppa Sestino Giacomoni. La Finanziaria, dice il parlamentare di Forza Italia, «continua a mietere vittime». Ma il voto negativo era prevedibile visto che «un mese dopo il varo della manovra ancora non se ne conosce l’ammontare». «Partita da 35 miliardi di euro - aggiunge - e poi scesa a 30 per risalire a 34,7 e attestarsi oggi a 40,1».
Di situazione «sempre più allarmante» parla il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. Che critica la scelta della «sinistra più estrema che - caso unico in Europa - si prepara a manifestare contro il governo di cui fa parte». Il problema, aggiunge, sono soprattutto «le cifre della manovra» che «cambiano ogni ora». Al punto, aggiunge il vicecapogruppo alla Camera Maurizio Ronconi, che «ormai la finanziaria è una tela di Penelope». Insomma, annuncia Cesa, «senza sostanziali cambiamenti di rotta l’Udc farà una durissima opposizione parlamentare».
Mentre di manovra che «suscita la rivolta del Paese e l’opposizione di ogni genere di categoria» parla Maurizio Gasparri. Secondo il deputato di An, poi, «ogni giorno emergono peggioramenti ed inasprimenti che rendono sempre più urgente un cambio di quadro politico». Dura anche la Lega, con Roberto Calderoli che attacca Prodi, «un re nudo». «I calcoli fatti da Confindustria - spiega il vicepresidente del Senato - dimostrano che il Professore e il suo ministro hanno mentito al Parlamento e al Paese: la famosa Finanziaria da 34,7 miliardi di euro, infatti, supera addirittura i 40». Di governo al «capolinea» parla invece Paolo Grimoldi, deputato del Carroccio e coordinatore del Movimento giovani padani, che il 25 novembre manifesterà a Milano scendendo in piazza con 67 cappi. «Uno per ogni nuova tassa inventata dal trio Prodi-Schioppa-Visco per strangolare il Nord», spiega Grimoldi.