L’ospedale fantasma: inaugurato sette mesi fa non ha mai funzionato

Per aprire il reparto del policlinico fu invitato il ministro Turco. L’unica consolazione per i napoletani ora è giocarsi al lotto il numero sette: i lavori sono cominciati sette anni fa e sono costati sette milioni di euro

Napoli - Macchinari ancora imballati, trenta stanze non ancora arredate, reparti rigorosamente sigillati. E, tante altre cose ancora da fare, nell'edificio 7 del secondo Policlinico, che doveva ospitare cento nuovi posti letto, per la chirurgia e l'intramoenia. Invece, questi due reparti, realizzati con il denaro del contribuente, rischiano di diventare una nuova colossale opera incompiuta, nella Campania degli sprechi, delle consulenze e della spazzatura.

Anzi no, una cosa è stata fatta: la cerimonia di inaugurazione del reparto di chirurgia e dell'intramoenia. Una inaugurazione in pompa magna, con grande profusione di elogi per la sanità napoletana. Era il 16 luglio 2007, quando il ministro della Salute, Livia Turco, accorse a Napoli per tagliare il «nastro» e felicitarsi con tutto il centrosinistra campano. Con la Turco, c’erano, il collega (napoletano) alla Ricerca scientifica, Luigi Nicolais, il rettore della Federico II, Guido Trombetti, il potente assessore regionale alla Sanità, Angelo Montemarano. Tutti insieme, entrarono felici e contenti nell'edificio 7: attenzione, nella superstiziosa Napoli, questo numero potrebbe rappresentare una sorta di nuovo 17, magari da giocare al lotto. Sette, non solo come il numero dell'edificio ristrutturato ma, anche come i milioni spesi per l'intramoenia. Sette anche come il mese (luglio) scelto per la fasulla inaugurazione, sette come i mesi trascorsi da quella sceneggiata napoletana senza che sia cambiato qualcosa ma, sette, anche come gli anni trascorsi per costruire un’opera fino a questo momento, restata incompleta.

Alla Livia felice, fu mostrato solo il mostrabile, come si fa nelle grandi occasioni, quando a Napoli arrivano personaggi importanti, evitando all'ospite illustre visioni che potrebbero turbarne l'umore. Accadde, ad esempio, l'11 novembre del '90, quando all'ospedale Cardarelli di Napoli, arrivò nientemeno che Papa Wojtyla. In quella storica visita, al Santo Padre furono risparmiati i vialetti e i sottoscala dei vari padiglioni, infestati dai topi, insudiciati e maltenuti, dove erano avvenuti stupri, furti e rapine. Alla Turco, è successa una cosa più o meno simile: al termine di un percorso tra due file di fiori multicolori, fu mostrata solo una sala operatoria, sulle quattro ristrutturate. E lei, il ministro, non potè che esprimere parole di soddisfazione nei confronti delle «eccellenze di Napoli». Ma, dopo quella visita illustre, chirurgia e intramoenia, sono ritornate ad essere un sogno nel cassetto per medici e pazienti.

Non è un caso, dunque se, due medici su tre, ritengono la sanità campana la peggiore del paese, come riferisce il Corriere del Mezzogiorno, in base a un sondaggio commissionato a Swg. Secondo Swg le colpe delle disfunzioni appartengono soprattutto alla Regione Campania.

Ma, tornando alla falsa inaugurazione dell'intramoenia, si sa che doveva entrare in funzione, due mesi dopo la festicciola con la Turco. Invece, i reparti sono sbarrati, alcune camere sono ancora un cantiere, con i materiali di risulta che giacciono sul pavimento. Una commissione, istituita dalla direzione sanitaria, è stata chiamata a risolvere il problema. Gli esperti dovranno stilare la nota di quello che manca, l'ultimo passo prima della inaugurazione. Fra tre mesi. Ma chi ci crede più?