L’Ospol: «Carbone nella calza di Veltroni»

Massimo Malpica

Un lungo elenco di impegni disattesi, promesse mancate, tutele trascurate. E così, per sottolineare quello che non va, gli agenti di polizia municipale di Roma si vestono da Befana per regalare una calza piena di carbone a Walter Veltroni. A snocciolare le criticità del Corpo ignorate dal primo cittadino e dalla giunta comunale è il sindacato autonomo di polizia Ospol, che in una nota sostiene di voler «interpretare il malumore dei vigili urbani capitolini nella ricorrenza dell’Epifania, consegnando simbolicamente al sindaco Veltroni una grande calza piena di carbone».
Primo dei motivi è un pallino dell’Ospol, nonché uno dei problemi che da maggior tempo attende una soluzione, e cioè «il mancato armamento dei poliziotti municipali - spiega la nota -, che peraltro è previsto dal regolamento del Corpo». Ma le rimostranze dei vigili, lungi dal finire con le pistole fantasma, coinvolgono anche la consistenza numerica dei pizzardoni romani, a fronte di una città che si espande e di compiti sempre più vasti e impegnativi. L’Ospol rimprovera dunque al primo cittadino di «aver fatto raggiungere i minimi storici della pianta organica della Polizia municipale di Roma (degli 8mila agenti municipali previsti dalla legge ne sono attualmente in servizio appena 5.800)», oltre a non aver provveduto a dar seguito «all’istituzione delle unità operative di quartiere, approvate con un ordine del giorno del consiglio comunale, da maggioranza e opposizione». E se i vigili reclamano ritocchi all’organico, puntano invece il dito contro chi ha «fatto nascere molteplici corpi e corpicini di “vigilini” con conseguenze disastrose per la collettività che, con migliaia di ricorsi presso i giudici di pace, ha impugnato le contravvenzioni elevate dagli ausiliari con grave danno per l’erario».
L’altro fronte sul quale si alza la protesta del sindacato dei pizzardoni è quello della sicurezza. L’Ospol spiega di voler sommergere idealmente di carbone Veltroni sia «per le centinaia di poliziotti municipali ammalatisi per esposizione ad agenti inquinanti senza alcuna protezione né prevenzione da parte dell’amministrazione capitolina», sia per i tanti che invece sono stati «aggrediti e malmenati negli stadi e nelle manifestazioni legate ai grandi eventi della città, sprovvisti di strumenti di autodifesa, di copertura legale e con la mancata costituzione di parte civile del Campidoglio».
Rischi professionali? Sarà, ma allora a maggior ragione ecco che nella calza per il sindaco finisce un pezzo di carbone anche «per non aver fatto atti formali affinché le donne e gli uomini del corpo di polizia municipale di Roma fossero inseriti tra le categorie usuranti, considerati anche gli allarmi lanciati dalle centraline di monitoraggio dell’aria installate dal Comune proprio nei luoghi in cui presta servizio, per sette ore consecutive, il vigile romano».