L’"Osservatore": troppa paura dell’immigrazione

Nuovo attacco del quotidiano della Santa Sede contro le politiche dell’accoglienza e il giro di vite sui ricongiungimenti familiari. Monsignor Nozza: "Esistono più voci che spingono a
forme più o meno raffinate di diffidenza, intolleranza, contrasto,
violenza"

Milano - E due. Dopo l’attacco di Radio Vaticana, che due giorni fa ha diffuso dai suoi microfoni le critiche severe del segretario del Pontificio consiglio dei migranti, monsignor Agostino Marchetto, agli ultimi provvedimenti del governo contro l’immigrazione clandestina, ora è la volta dell’Osservatore romano, che in un articolo del responsabile della Caritas, monsignor Vincenzo Nozza intitolato «Poca memoria, pochissima speranza» punta l’indice contro la classe dirigente europea e nazionale, accusandola di «alimentare un clima di paura e di intolleranza» e di essere incapace di avere «opinioni non tenute al guinzaglio dall’opinione corrente».

Un ragionamento globale, quello di don Nozza, che si sofferma sul patto per l’immigrazione e il diritto di asilo che dovrebbe essere adottato il prossimo 15 ottobre dal vertice europeo dei capi di Stato e di governo. Un ragionamento globale che è diretta espressione del pensiero della Caritas. Certo, i moniti di papa Benedetto XVI all’accoglienza lo dimostrano, anche la Santa Sede nutre preoccupazione per il clima diffuso di paura che in Europa dilaga e che spinge i governi a politiche più restrittive in materia di immigrazione. Ma di qui alle strumentalizzazioni ce ne corre. E invece le parole di don Nozza hanno fatto da stura a una ridda di accuse dall’opposizione. Persino il valdese Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, pur di attaccare il governo, si dice pienamente in sintonia con monsignor Nozza e per estensione col Vaticano, quasi che l’Osservatore romano fosse ancora solo il bollettino della Santa Sede e non un giornale vero e proprio. Ma cosa dice monsignor Nozza? «Esistono più voci – afferma il direttore della Caritas – nell’informazione, nella cultura, nelle forze politiche, che spingono a forme più o meno raffinate di diffidenza, intolleranza, contrasto, violenza». Cita anche il governo Berlusconi: «Si assiste a un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo». Insomma, la paura dilaga. «Intristisce quando dal mondo politico arrivano segnali contrari che per mitigare le frustrazioni di chi vede nell’altro, nel diverso, le proprie insicurezze, alimentano un clima di paura e di intolleranza. Ci si deve interrogare circa i cambiamenti culturali in atto. È urgente pertanto una rinnovata tensione e azione pedagogica. In quest’ottica deve essere chiaro che quando la Chiesa predica i valori di rispetto della dignità, solidarietà, condivisione tra i popoli, di incontro tra le culture e le religioni non fa battaglie politiche ma, a partire dai principi evangelici e dall’azione che dispiega giorno per giorno, precisa solo i presupposti sui quali la politica deve costruire. Si tratta di un contributo morale, culturale, di esperienza, di disponibilità del quale la politica ha bisogno».

Fin qui monsignor Nozza, che invita il «primo mondo» ad adottare «politiche di giustizia redistributiva». Una miriade le reazioni. Dal Pd è un coro a che il governo ascolti la voce preoccupata della Chiesa. Dal Pdl c’è attenzione, ma anche richiamo alla necessità che attraverso regole certe si ripristini la legalità, indispensabile per l’integrazione.