L’Osservatorio: «Portiamo i ticket fino a 6,24 euro»

«La cifra dei buoni pasto è ferma al 1997, deve essere adeguata almeno di un euro»

Un euro in più per i buoni pasto. Questa la richiesta dell’Osservatorio sui prezzi di Milano. Oggi i ticket (la parte esente da oneri fiscali e previdenziali) arrivano a 5,29 euro, le vecchie 10mila lire. Ma la cifra è ferma dal 1997. Con l’adeguamento all’attuale tasso d’inflazione il valore dei buoni dovrebbe passare a 6,24 euro.
L’osservatorio, oltre a rappresentare le istituzioni, Comune e Camera di Commercio, coinvolge commercianti, rappresentati dal presidente dell’Epam, Lino Stoppani, le associazioni, i consumatori, gli imprenditori, gli artigiani e i sindacati, assenti però ieri. Secondo i dati elaborati dalla Camera di Commercio sono circa 20 le imprese che emettono buoni pasto in Italia raggiungendo il 70 del mercato nazionale. Sono circa 2 milioni e mezzo i lavoratori dipendenti che utilizzano i ticket. Una cifra che, in prospettiva, potrebbe aumentare: in Italia i lavoratori dipendenti sono infatti 13 milioni.
«Tasse meno pesanti sui buoni pasto aiuterebbero sia i lavoratori, che avrebbero interesse a riceverli, sia i datori di lavoro che sarebbero invogliati a emetterli - ha spiegato l’assessore al Commercio del Comune, Roberto Predolin -. Con il meccanismo dei ticket si riesce a dare un sostegno all’economia senza pesare sulle casse dello Stato. L’erario potrebbe avere più entrate a fronte di un aumento di incassi dei ristoratori».
Positivo anche il parere di Renato Borghi, vice presidente della Camera di Commercio: «I buoni pasto sono una questione legata al diritto del lavoro. Si tratta di un servizio sostitutivo della mensa aziendale, nati per le imprese che non ce l’hanno. Ora però assistiamo a un gioco al ribasso e i lavoratori ne vengono penalizzati. Anche perché, restando fermi i ticket a 5,29 euro, i ristoratori diminuiscono le porzioni. La defiscalizzazione è ferma da otto anni, invece va adeguata al costo della vita».