L’ossessione di Ibra: il record di gol e la Champions

Ha fatto gol anche in areoporto, a Palermo, Zlatan Ibrahimovic. È stato lui, con un urlo belluino, a dare la notizia del pareggio del Chievo al resto del Milan fermo al bar in attesa del cambio di veivolo per rientrare a Milano Malpensa. «Gol, gol, gol del Chievo» ha gridato Ibra e tutto il Milan ha avuto un altro sussulto. È stato il quarto sigillo di una serata da incorniciare. E non solo per il pallone firmato da tutti i suoi sodali e portato a casa in regalo ai due bambini biondissimi. Come si può cogliere da questo dettaglio, Ibrahimovic non ha smesso di pensare al duello tricolore con la Juve nemmeno a notte fonda quando pure il furore della squadra di Antonio Conte stava diventando un preoccupante disordine. È il segno forse più completo del suo coinvolgimento emotivo oltre che fisico nel nuovo club che lo ha conquistato negli affetti e nei progetti. Non è un mistero che insieme con moglie abbia messo a punto l’idea di cedere il villone familiare a Malmoe per comprare casa a Milano, Milano centro, dove piantare le tende smentendo così tutti i «boatos» che lo vorrebbero interessato alle sirene spagnole del Real Madrid o a un ricongiungimento con Mourinho.
«Con Galliani parlo tutti i giorni ma non di contratto» è la sua spiegazione parziale a questo nuovo rapporto col Milan e con i milanisti che non si configura con la voglia di strappare altri soldi o col numero industriale di gol messi a disposizione del club. «La verità è che ho molto sofferto per la squalifica e sono tornato con dentro una rabbia positiva» l’altra spiegazione della tripletta, la seconda made in Italy, la prima con la maglia rossonera e dopo la quale aveva anche immaginato di poter chiedere il cambio. «Speriamo che mantenga questa media prodigiosa» è il pronostico di Allegri che lo ha lasciato in campo fino alla fine per sottolineare le responsabilità finite sulle sue larghe spalle. 25 gol in 28 presenze, nella stagione, sono cifre da capogiro, specie se è possibile dividerle per tornei ricavandone una media prodigiosa (in campionato 0,8 gol a partita, quasi un gol ogni 90 minuti), una specie di assicurazione sulla vita, con qualche ritardo (prima di Palermo il sigillo contro il Cagliari su punizione il 29 gennaio) pienamente giustificato da squalifiche e cali di rendimento. Per Ibrahimovic, il Milan e Allegri han cambiato preparazione. L’anno prima arrivò da Barcellona l’ultimo giorno di agosto, questa volta preparatori e fisioterapisti hanno lavorato sodo dal primo giorno di raduno, Allegri gli ha concesso un supplemento di vacanza incassando un fatturato da Pallone d’oro. Ecco la sua superba sequenza: 18 gol in campionato, 5 in Champions league, 1 gol in coppa Italia (su 2 presenze), 1 gol in supercoppa d’Italia. Tra qualche giorno avrà al suo fianco il meglio dell’artiglieria milanista: Gattuso sta per tornare (è in attesa dell’idoneità), al pari di Aquilani (in partenza per Londra), Boateng e Flamini, anche Cassano ha cominciato a toccare il pallone accelerando il piano di recupero previsto ai tempi dell’intervento al cuore. «Il merito non è solo mio ma di tutto il Milan» è stato il riconoscimento dell’ex grande solista che ha cominciato a giocare e a pensare da leader del gruppo. Senza egoismi.
Solo Arsen Wenger, storico manager dell’Arsenal, ai tempi non intuì il talento satraordinario di quel gigante del calcio, cresciuto in strada a Malmoe e poi via via affinatosi con la tecnica e la tattica, attraverso la scuola italiana di Capello e Mancini, transitando da Mourinho e infine rientrando a Milanello da Barcellona per evidente incompatibilità con Guardiola e il suo calcio ritmato. «Wenger non doveva chiamarmi per un provino: o mi conosci e mi prendi, o niente. Perciò andai all’Ajax e fu una scelta felice» il ricordo del precedente pubblicato dal Sun con intervista allo svedesone che nella stagione dei tanti tabù sfatati punta a seppellirne altri. Come il record di gol (25 detenuto ai tempi dell’Inter) e l’idiosincrasia alla Champions che fu per molti mesi la sua ossessione.

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Commenti

alessandro bettoni

Lun, 05/03/2012 - 10:24

Un Ibra così è la felicità di tutto il mondo Milan oltre che di se stesso. La squadra a Palermo ha fatto una partita simile a quella con l'Arsenal. A parte il punteggio Robinho ha dimostrato di essere bravissimo nella posizione che occupa ora, con movimenti a rientrare e a sostenere il gioco d'attacco. Un Robinho così in forma e pungente è una manna per Gulliver col quale duetta a memoria. Tutta la squadra si muove in maniera più coordinata e più stretta nei reparti, che si muovono all'unisono. Bravo ad Allegri che ha tenuto il gruppo nonostante i mille infortuni e il mancato inserimento di Pato nel gruppo. Pato sembra estraneo a questo gruppo, quando è in campo gioca da solo; quasi a volere convincere sè stesso di potere fare giocate in velocità: ma ahimè. Allegri bravo. Ora basta vincerle tutte e non sono poi molte. SI; certo incominciamo col Lecce dopo il passaggio ai quarti.

Ritratto di mario.leone

mario.leone

Lun, 05/03/2012 - 19:07

Zlatan Ibrahimovic, un Grande, con o senza il Pallone d'Oro, ma solo nel Milan. Dai, la Champions ci aspetta!!