L’ossessione senza fine per le iene dattilografe

Più che vizio congenito è una vera e propria ossessione quella di D’Alema per le «iene dattilografe». Quando si parla di giornalisti il leader Massimo mette puntualmente mano alla pistola. L’ha fatto anche ieri in tv, comunicando di aver sempre saputo «che alcuni di quei moralisti che scrivono sui giornali, guadagnano 10 volte quello che guadagniamo noi politici, malgrado ciò non corrisponda a un valore di mercato, visto che i giornali in Italia non si vendono...». Strano allora che ci tenga a precisare, nella biografia sulla Navicella di essere proprio un giornalista. Meno singolare che conosca poco i valori di mercato, data la sua formazione, che ne prevedeva la messa al bando. Quanto al fatto che si vendano pochi giornali, ahimè, ha qualche ragione. Ma non risulta che la sua direzione a l’Unità abbia incrementato le copie. Senza contare che forse le scarse vendite si devono anche al debordante spazio dato ai politici tra cui lui brilla per presenzialismo. Delle due, l’una: o D’Alema smette di dichiarare, o si leva le costosissime scarpe e le tira alle iene che guadagnano 10 volte più di lui. Cosa su cui la corporazione potrebbe anche esser d’accordo.