L’ossessione di Vendola: «maschilista» pure Grillo

RomaSe l’era legata al dito e aspettava solo il momento per ricambiare le cortesie. Te pareva che non fosse «maschilista» e «sessista» anche Beppe Grillo. Basta un niente per essere schedati così dal governatore-poeta. In vendoliano stretto, un idioma particolare che mescola retaggi sindacali, filosofemi post-marxisti e infarinature psicoanalitiche (sempre contro la dittatura del maschio), Nichi si rammarica che Grillo, pur affrontando temi «necessari e dovuti», sia «un po’ tributario di un codice sessista e maschilista», e poi «non sente particolarmente le questioni legate alla libertà e alle voci delle donne». Mai tanto machista come Berlusconi o Bossi, ma pure lui non scherza (ci sarà da indagare freudianamente anche sul significato delle cinque punte del Movimento grillesco?). Ma non erano fratelli nella lotta? No perché - e qui viene il bello - il prestigiatore verbale Vendola accusa Grillo di fare peggio di lui, cioè di esercitare un potere attraverso «formule magiche», prediche furbette e stratagemmi retorici (una specialità del verboso Nichi). Il comico però, e questo fa la differenza con il laico-bacchettone Vendola, ricorre anche a «bestemmie, oltre che ai famosi vaffa... (cui però in una puntata di Ballarò era ricorso anche Vendola, contro Gasparri).
Vendola e Grillo sono concorrenti, si contendono un elettorato simile, e il pugliese, dietro l’aria da poeta mediterraneo, nasconde una fame di potere notevolissima (si rileggano le sue telefonate per sistemare i dirigenti Asl). È per quello che Grillo prima o dopo si scorna con tutti i falsi alleati. Era già successo con Di Pietro, poi con De Magistris. Quindi Vendola. Il tribuno genovese lo aveva colpito pochi mesi fa, prendendosela con il suo linguaggio astruso che nasconde il nulla: «Usa un linguaggio tra il pretesco e il barocco, talvolta supercazzolaro, Nichi nega per ammettere e ammette per negare. Se Prodi si addormentava con il suo bisbiglio che si trasformava in rantolo, Nichi ti culla, ti ipnotizza con la soavità del nulla». Vendola è una sorta di berlusconiano mascherato per Grillo e compagni. «Può fare inceneritori insieme alla Marcegaglia, oggi tre, domani cinque e dopodomani chissà» scriveva il comico in un post contro il presidente della Puglia. «Può destinare 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele Mediterraneo che vede socio Don Luigi Maria Verzé, padre spirituale di Berlusconi».
Sessista e maschilista l’uno (Grillo secondo Vendola), cazzaro e venditore di fumo l’altro (Vendola secondo Grillo). E meno male che sono d’accordo su molti temi «necessari e dovuti», sennò chissà che facevano.