L’ostacolo da rimuovere

La conferenza stampa di Prodi di fine anno sembrava una barzelletta. Il presidente del Consiglio pretende di durare malgrado tutto e tutti perché, a suo parere, guiderebbe «un governo che fa». La realtà, invece, è l'opposto: il 2007 è stato l'anno dell'inettitudine governativa nell'affrontare i principali problemi del Paese, insomma l'anno del non fare.
Era stato promesso di ridurre le tasse che strangolano gli italiani utilizzando il recupero dall'evasione, ed invece i nostri portafogli sono sempre più prosciugati dal drenaggio fiscale. Si voleva affrontare con decisione la maggiore preoccupazione popolare, la sicurezza, e i provvedimenti presi rassomigliano piuttosto a grida manzoniane che lasciano il tempo che trovano.
L'occupazione e il lavoro non hanno meritato una politica degna di questo nome, mentre i sindacati degli occupati e dei pensionati hanno preferito arroccarsi nei loro modesti privilegi corporativi piuttosto che fare posto ai giovani e ai precari. Le promesse liberalizzatici del ministro Bersani sono finite ancor prima di cominciare.
L'amministrazione giudiziaria fa pena. Milioni di processi civili e penali si affastellano nei tribunali polverizzando ogni speranza di giustizia, e i magistrati si trastullano con una miriade di intercettazioni che inorridiscono europei ed americani. I quali, non a caso, parlano di declino inarrestabile dell'Italia.
Dei trasporti è meglio tacere. E quando si profilano seri tentativi di ammodernare la rete italiana e i collegamenti internazionali, ecco che i talebani dell'immobilismo trovano ascolto e protezione da parte di Pecoraro Scanio, Diliberto e Bertinotti. Sono anni che si sarebbe dovuto porre fine al trallallà dell'Alitalia ed ancora oggi restiamo bloccati dall'indecisionismo cronico.
Il ministro dell'economia Padoa-Schioppa, che sembrava dover portare nei palazzi romani una ventata di efficiente decisionismo europeo, dopo avere ricevuto le bacchettate dal Financial Times, si fa bocciare da un qualsiasi Tar. Così, di fronte all'umorismo del principe della Casta, Romano Prodi, può trionfare l'antipolitica demagogica di Beppe Grillo e può divenire popolare perfino qualche sgrammaticato lamento del ministro Di Pietro.
Ha ragione il presidente Napolitano quando sottolinea che la società italiana è dinamica e il Paese deve crescere. Ma che fine hanno fatto le sue esortazioni a riformare il sistema politico? E chi ne porta la responsabilità? Il suo ultimo richiamo al dialogo tra maggioranza e opposizione rischia, ancora una volta, di finire nel nulla se non si prende atto, come ha autorevolmente scritto Sergio Romano sul Corriere della sera, che «Prodi rappresenta un ostacolo sulla strada del rinnovamento».
Siamo all'ultima spiaggia. Dopo l'anno del non fare, è giunto il momento di passare alla stagione del fare. Presto e bene.
Massimo Teodori
m.teodori@mclink.it