L’ostaggio italiano: «Grazie a chi ci ha aiutato»

«Grazie a tutti quelli che si sono adoperati per il nostro rilascio» è la prima frase di Mauro D’Ascanio pronunciata davanti alle telecamere sudanesi. Con la barba lunga di tre giorni, il volto un po’ scavato, un paio di occhialini da intellettuale ed una camicia bianca a righe l’ostaggio italiano appena rilasciato era sceso da un elicottero delle forze armate sudanesi. Con lui c’erano gli altri due stranieri di Msf (Medici senza frontiere) rapiti in Darfur, l’infermiera canadese Laura Archer e il coordinatore francese Raphael Meunier. Liberato anche il collaboratore sudanese dell’organizzazione umanitaria, Sharif Mohamadin.
«Non vediamo l'ora di riabbracciare Mauro» ha dichiarato a caldo Andrea D'Ascanio, il fratello del medico vicentino. Dopo un’altalena di conferme e smentite nella notte di venerdì, l’incubo iniziato la sera dell’11 marzo si è concluso con un lieto fine. Non poteva essere diversamente tenendo conto che i rapitori, come ha candidamente ammesso il governatore del nord Darfur, erano amici del governo. «Pensavano di agire per il bene del Paese», ha dichiarato Osman Kebir.
In pratica è stata una reazione «patriottica» al mandato di cattura internazionale per crimini di guerra contro il presidente sudanese Omar al Bashir. Di mezzo ci sono finiti degli operatori umanitari. L’accordo per il rilascio era già chiuso venerdì, ma i rapitori hanno lasciato andare gli ostaggi a 300 chilometri da El Fasher, il capoluogo del nord Darfur, dove le forze di sicurezza sudanesi avrebbero portato gli ostaggi. Per andarli a prendere ci voleva un elicottero, ma era meglio non rischiare un volo notturno. Ieri mattina verso le dieci, ora italiana, gli ostaggi sono stati recuperati. Qualche ora dopo sono atterrati a El Fasher accompagnati dal governatore del nord Darfur. Davanti alle telecamere delle tv sudanesi hanno detto: «Stiamo bene. Grazie a tutti». Il medico veneto ha, però, aggiunto un ringraziamento a chi li aveva «liberati in tempo». Come se i sequestratori avessero minacciato di tagliar loro la gola o di consegnarli a un gruppo jihadista ancora più estremista. Nella serata di sabato i tre ostaggi hanno proseguito in volo per Khartoum. In ospedale li hanno sottoposti a dei controlli medici.
«D'Ascanio ha parlato con la sua famiglia. Sappiamo che la nostra équipe li ha visti e stanno tutti bene» ha dichiarato Christopher Stokes, direttore generale di Medici Senza Frontiere. Non è stato pagato alcun riscatto, né tantomeno lanciato un blitz, perché la banda era composta da estremisti islamici (vedi altro articolo) fedeli a Khartoum. E indignati per l’oltraggio giudiziario al loro presidente accusato di crimini di guerra in Darfur. «È stata una reazione alla decisione del Tpi» ha detto il governatore Kebir riferendosi alla Corte dell’Aia che ha incriminato il presidente sudanese. Il rappresentante di Khartoum nel Darfur settentrionale ha comunque condannato il sequestro: «Ha fatto più male che bene». Sottinteso che i rapitori non verranno perseguiti. Da Roma il direttore di Msf Italia, Kostas Moschochoritis, non è andato per il sottile: «Siamo contenti che l'incidente si sia risolto, ma siamo indignati che i nostri quattro operatori siano stati sequestrati. Questa è una grave violazione del diritto internazionale». Difficile che Msf-Belgio riprenda la sua attività umanitaria dopo aver evacuato tutto il personale. I tagliagole del Darfur hanno vinto.
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