L’ostello dove si ritrovano le tribù perdute del mondo

Masai, aztechi, indiani, aborigeni, tuareg e maori a Bergamo nelle stanze dove ogni anno alloggiano 28mila studenti stranieri desiderosi di conoscere l’Italia

Nino Materi

nostro inviato a Bergamo

Esistono i «Grand Hotel» e i «Grand Ostel». Alla prima categoria appartengono gli alberghi dove forse puoi trovarti bene, ma lo fai sicuramente pagando un capitale; nella seconda categoria rientrano gli ostelli della gioventù dove - senza forse - hai un ottimo trattamento e la certezza di risparmiare alla grande. Un esempio: all'ostello di Bergamo (considerato tra i migliori d'Italia) un giorno di «pensione completa» costa 30 euro. Possibile? Dopo aver prenotato una camera, siamo andati a verificare scoprendo un popolo «figlio del mondo» desideroso di vivere in Italia qualcosa di indimenticabile.
«Per noi non sono semplici clienti, ma amici che accogliamo in casa - ci spiega Cristina Botta, fondatrice e responsabile dell'ostello di Bergamo -. Cerchiamo in ogni modo di prevenire le loro esigenze, anche perché può accadere che provengano da parti del mondo assai lontane dalle nostre tradizioni». E infatti sulle pareti dell'ostello campeggiano le foto bellissime di «capi tribù» nei costumi tipici dei loro popoli, etnie piene di fascino e mistero: aztechi, indiani cree, aborigeni, tuareg e maori.
«Ogni anno sono nostri ospiti per partecipare a due importanti manifestazioni organizzate in città: il “Festival internazionale del folclore” e lo “Spirito del pianeta” - racconta la signora Botta -. Nel 2004 il decano della delegazione azteca ha festeggiato proprio da noi il novantesimo compleanno; non dimenticherò mai la commozione dei suoi occhi dinanzi al banchetto che gli avevamo preparato. Nei giorni del loro arrivo l’ostello si trasforma in una torre di Babele dove si incrociano lingue, usi e costumi; mentre le donne si truccano usando colori e monili sfavillanti, gli uomini si preparano alla “guerra” impugnando lance e scudi simboli di forza».
A fianco della vulcanica Cristina (che nell'ostello cura ogni dettaglio, compresi fiori e piante di cui va orgogliosissima) ci sono i suoi giovani collaboratori: Simona, Alessandra, Sergio e Giordano hanno il volto pulito e l'entusiasmo a mille di chi crede in ciò che fa e fa in ciò che crede; tutti e quattro sembrano usciti infatti dal set di uno di quei film che narrano le esperienze esistenziali degli studenti Erasmus, un nome che qui all'ostello è ben conosciuto. Furono infatti proprio gli studenti Erasmus a inaugurare dieci anni fa l'edificio di via Ferraris che, da allora a oggi, è talmente migliorato da diventare un modello per le strutture-gemelle.
Dieci anni molto intensi che hanno visto passare viaggiatori provenienti da ogni angolo della Terra: studenti, atleti, musicisti, turisti, famiglie e pellegrini. Ognuno ha lasciato un piccolo segno del proprio passaggio, come i quadri che decorano la sala-tv dell'ostello: opere di giovani pittori che, quando arrivarono qui erano sconosciuti, ma che adesso sono «firme» di valore; prestigiose pure le presenze dei medici dell'International Heart School del professor Parenzan e gli artisti dell'Accademia Carrara.
Ma l'elenco dei giovani cui l'ostello bergamasco ha portato fortuna è lungo: dai giovani dell'Università del Missouri a quelli dell'Università del Messico; dagli studenti olandesi dell'Accademia dell'Aia a quelli francesi della Chambre d'Apprentissage. Non c'è continente che, grazie al progetto Intercultura, non abbia fatto tappa a Bergamo per stage, esami, corsi di perfezionamento o viaggi di istruzione.
«Siamo perfettamente integrati con le istituzioni locali - sottolinea la signora Botta, aggiustandosi i vezzosi occhiali dalle lenti verdi -, anche se qualche finanziamento in più ci farebbe comodo. Siamo un ente morale e senza fini di lucro, ma paghiamo le stesse tasse di chi dell'accoglienza fa un business. Comunque le soddisfazioni non mancano: oltre al marchio di qualità della Camera di commercio e dell'Unione Industriali, abbiamo ottenuto attraverso l'autobus numero 3 un collegamento diretto dall'ostello al fulcro turistico di Città Alta».
Uno standard che i clienti dell'ostello mostrano di gradire, tanto che in 28mila (il'98% dei quali stranieri) l'anno scorso hanno pernottato almeno un giorno in via Ferraris, continuando ad avere - e questo rappresenta il vero spirito dell'ostello - un rapporto di amicizia con la signora Botta e il suo staff.
Un lavoro che le viene riconosciuto anche all'interno dell'Aig, l'Associazione Alberghi per la Gioventù che raggruppa i 100 ostelli italiani e alla quale può iscriversi chiunque usufruendo dei tanti vantaggi offerti ai soci.
«La realtà dell'ostello è profondamente cambiata - sottolineano Vanni Cecchinelli e Anita Baldi, rispettivamente presidente e segretario dell'Aig -: le nostre strutture garantiscono servizi non inferiori a un buon albergo, potendo contare inoltre su ambienti spesso ricavati da antiche dimore storiche e quindi di particolare pregio artistico; la suggestione dei contesti naturalistici e la professionalità del personale concorrono poi a trasformare il soggiorno da noi in un'esperienza di socialità e di incontro destinata a proseguire anche quando la vacanza è finita».